domenica 15 giugno 2008

Gino Paoli - I Semafori Rossi Non Sono Dio (1974)


Quarto album degli anni settanta per Gino Paoli (il suo periodo più sfortunato ma forse migliore). Oggi è la volta de I SEMAFORI ROSSI NON SONO DIO.
A parlarne, come negli altri apprezzatissimi appuntamenti - Orlando di HPI.


Autunno 1974. Nelle sale cinematografiche arriva Life Size - Grandezza naturale, un film che fa scalpore. Il protagonista maschile è Michel Piccoli, la protagonista femminile è una bambola di gomma, a grandezza naturale appunto, con cui Piccoli instaura un rapporto dapprima di diffidenza, poi via via d'innamoramento e infine di possessiva gelosia, come se fosse una donna vera. Il film è un apologo grottesco su un caso di emarginazione e di solitudine. Nel genere delle pellicole di Marco Ferreri, risulta alla lunga noioso e forse volutamente girato male, con uno stile impersonale e sciatto. Non ha grande successo, ma genera una grande quantità di pagine stampate, se non altro per le polemiche destate dalle femministe, che invece ravvisano nel film l'ennesima metafora della donna oggetto, dell'egoismo del maschio...

Negli stessi mesi arriva nei negozi di dischi il nuovo album di Gino Paoli. Dopo tre copertine non fotografiche, finalmente un'immagine. Una donna con un berretto e un abito un po' démodé, ferma ad un incrocio davanti a un semaforo rosso. A guardarla bene, non è una donna: è un manichino. E uno dei brani del 33 giri riprende, per una strana coincidenza, proprio il tema del film. Il protagonista s'innamora di un manichino, si sente ossessionato dal suo sguardo fino a che spacca la vetrina e se lo porta a casa pronto a vivere un'immaginaria storia d'amore.

Il manichino è un garbato valzer alla francese che ancora oggi Paoli esegue nei suoi spettacoli dal vivo e, pur ricordato da pochi, viene seguito con interesse, apprezzato e applaudito dal pubblico. Dai tempi di Senza fine e di Che cosa c'è, il valzer è una dimensione congeniale a Gino Paoli ma, più che ad avvitare la melodia su sé stessa per dare enfasi alle proprie riflessioni, in questo caso il tempo in 3/4 serve a dare alla storia un senso di sospensione in un'atmosfera onirica, trasognata, e a non rischiare di farla cadere nel grottesco, come invece capita al film di cui si parlava.

Il manichino esce anche su 45 giri e, forse proprio sfruttando la curiosità suscitata dal film, diventa il brano trainante di I semafori rossi non sono Dio, questo il titolo dell'album. Tutti i dieci brani che lo compongono sono firmati da un unico autore, quel Joan Manuel Serrat che avevamo già trovato nei credits di due brani del long playing precedente, e che Paoli traduce questa volta non con l'aiuto di Paolo Limiti, ma di Lorenzo Raggi, cercando di ricreare lo spirito dei vari brani anche se il testo italiano non rispetta letteralmente quello originale.

La copertina del disco è apribile e, all'interno, ci sono i testi dattilografati di tutte le canzoni, con delle correzioni fatte con la penna rossa. Sembra che sia stata riprodotta la copia su cui il cantautore ha lavorato, ma è molto verosimile che il tutto sia stato architettato a posteriori per rendere l'idea del lavoro creativo dell'artista.

Gli arrangiamenti sono ancora una volta di Pirazzoli, che anche qui fa un ottimo lavoro.
Il pezzo forte dell'album è Mediterraneo, uno dei brani di maggior successo di Serrat, nel cui significato Gino riesce a calarsi senza sforzo. In fondo, molte sono le analogie fra Genova e Barcellona, e anche Paoli può sostenere, senza timore di sbagliare, di essere "figlio del Mediterraneo".

Un altro brano notevole, molto trasmesso dalla radio all'epoca, è Nonostante tutto, con un refrain orecchiabile e di ampio respiro. Così come gradevoli sono La libertà, La sbandata, La donna che amo.

Più difficili da seguire sono invece Un'altra estate, I miei dieci anni e Ma andate a..., che necessitano di più ascolti per essere assimilate. Benché nessuna delle dieci canzoni parli d'amore, almeno nel senso convenzionale del termine, solo l'ultimo brano del disco è una vera e propria canzone "di protesta" (come venivano chiamate allora) e proprio da questo brano è stato tratto il verso che dà il titolo all'intero album.

Il 33 giri è uno dei pochi del Paoli anni '70 ad essere stato ripubblicato su CD, sia pure con il titolo cambiato (in un più banale Gino Paoli canta Serrat), sta di fatto che è andato esaurito anche in questo formato e mai più ristampato, pertanto il Vampiro è contento di potervelo riproporre come una ghiotta novità.

Alla prossima domenica.
Orlando

I SEMAFORI ROSSI NON SONO DIO (1974)
01 La Donna Che Amo (Paoli-Raggi-Serrat)
02 Il Manichino (Paoli-Raggi-Serrat)
03 Un'Altra Estate (Paoli-Raggi-Serrat)
04 La libertà (Paoli-Raggi-Serrat)
05 Nonostante Tutto (Paoli-Raggi-Serrat)
06 I Miei Dieci Anni (Paoli-Raggi-Serrat)
07 Mediterraneo (Paoli-Raggi-Serrat)
08 La Sbandata (Paoli-Raggi-Serrat)
09 Chopin (Paoli-Raggi-Serrat)
10 Ma Andate A.. (Paoli-Raggi-Serrat)

12 commenti:

antonio valencia ha detto...

Uno dei capolavori di Gino Paoli con una traduzione dei testi di Serrat dove degnamente si conserva lo spirito del cantautore catalano

Anonimo ha detto...

What a great gift Chris! Love it!!!
Day One

nico ha detto...

un ricchissimo fine settimana che si conclude egregiamente con un'altra perla, e mi associo con Day One...bellissimo regalo!

IRACUNDO ha detto...

Grazie Verdier: Il Grande Gino Paoli in sua versioni del poeta spagnolo Joan Manuel Serrat...Molto Bella Canzone
Saluti
Manuel

Paolo ha detto...

Non mi trovo d'accordo con Orlando quando scrive che "Un'altra estate" necessita di più ascolti per essere assimilata. Io l'ho amata dal primo momento in cui l'ascoltai. Possiedo la musicassetta di "I semafori rossi non sono Dio" e conosco molto bene tutti i brani elencati.
"Il manichino" è indubbiamente quella che prendeva di più all'epoca, insieme a "Mediterraneo", ma, almeno per me, per la mia sensibilità, quella che è rimasta e che riascolto sempre con emozione è "Un'altra estate", che addirittura preferisco all'originale di Serrat "Aquellas pequeñas cosas".


Paolo:-))

Il video:


http://it.youtube.com/watch?v=hDBEmhag5iw

Gino Paoli - Un'altra estate


Uno lo sa
che ci sarà un'altra estate,
ma resta lì
a prender su
l'ultimo sole.
Invece poi si porta via
soltanto la malinconia
di non saper
se tornerà
un'altra estate

Ma chi lo sa
se non sei tu
l'ultimo amore.
La spiaggia ormai
di te e di me
ha solo un'eco
In fretta il tempo passerà
forse l'estate tornerà,
ma fra noi due
ci sarà sempre
un anno in più.

ATTILIO ha detto...

Non conoscevo questo LP di Gino Paoli e sono molto contento di averlo ascoltato, ripetutamente.
A parte la voce di Gino, sempre al limite della stonatura ma personalissima, le canzoni sono delle vere e proprie poesie in musica. Merito di Raggi, che ha adattato i brani in modo eccelso, ma sopratutto di Joan Manuel Serrat, che ha scritto dei capolavori. Fra tutte non saprei quale scegliere perchè sono tutte bellissime. Grazie per questo post che mi ha reso un po' più felice.

errebi ha detto...

Bellissimo disco di Paoli sempre dei primi settanta dimenticati.
Grande riscoperta per me.
Grazie.

margot lacroix ha detto...

Album splendido, un invito a frequentare un po' di più il grande Serrat.

EnzodaPN ha detto...

Colpito da passione e competenza di Orlando.
Grazie.Ciao

ginoco ha detto...

questo è il mio album preferito di Gino Gaoli. La sua versione delle canzoni di serrat è stupenda. Si dimostra interprete più che autore e ci mostra una versalità inaspettata.
Concordo: un'altra estate è meravigliosa nella versione di paoli. Mi piace anche "la donna che amo".

Anonimo ha detto...

"Un'altra estate"!!! Uhmmm!!!
A Joan Manuel Serrat's all-time favorites of mine! In spanish ("Aquellas Pequeñas Cosas") it's so beautiful too.
Wonderful gift!
Day One

igino ha detto...

Lo conosco da quando è uscito " LP ",oggi la canzone che sento di più e che ho voglia di "urlare" con la mia chitarra è "Andate a..." Ciao a tutti.Igino