venerdì 8 febbraio 2008

The Rokes - Che Mondo Strano (1966)


Terzo album dei Rokes dei cinque previsti.
Il secondo lo abbiamo saltato ma lo recupereremo la prossima volta. CHE MONDO STRANO viene presentato davanti ad un nutrito "plotone" di giornalisti musicali e non, con una conferenza stampa degna della migliore tradizione americana.
Da noi, a quel tempo quasi non si facevano, per lanciare un disco.
Ma la RCA ci teneva particolarmente anche perchè i Rokes oltre ad essere il complesso di punta della casa romana, avevano inciso questo album composto tutto da inediti.
Difatti dieci canzoni su dodici risultavano (al momento del lancio) completamente inedite e questo significa che non erano mai state stampate su singoli.
Il 45 giri di traino era E' LA PIOGGIA CHE VA accoppiato a FINCHE' C'E' MUSICA MI TENGO SU.
Sul primo brano non c'è assolutamente nulla da dire, dato il successo clamoroso e meritatissimo (primo in classifica a Natale)e per il sottoscritto il manifesto in musica del beat italiano.
Sul secondo, l'influenza di alcuni brani di REVOLVER è palese.
Il Modugno nei "credits" del pezzo non è Domenico ma Sergio, all'epoca giornalista di BIG, settimanale giovane.
Le altre canzoni sono in linea col gruppo inglese anche se non hanno la stessa forza d'impatto del titolo nominato poc'anzi.
E' un album comunque coraggioso, perchè ogni brano ha una storia a sè, non c'è il tentativo di scimmiottare qualche successo precedente della band e - per dirla tutta - non è che siano molto immediati.
Le canzoni bisogna ascoltarle più di una volta per far sì che ti entrino nella testa.
NON FAR FINTA DI NO (che successivamente divenne il lato B di BISOGNA SAPER PERDERE) apre con una classica introduzione beat.
Qui bisogna spiegare il perchè nel testo viene citata Piazza Di Spagna e la sua gradinata: nel 1966-67 era il ritrovo dei "beatnik" nostrani, in realtà dei ragazzetti senza tante complicazioni, che strimpellavano alla meglio la chitarra, portavano il capello un pò più lungo del normale er erano lì quasi esclusivamente per rimorchiare qualche piperina o straniera affascinata da questa situazione molto particolare.
La gradinata veniva molto spesso usata per riprese televisive con complessi che si esibivano e telecamere che inquadravano gli astanti. Faceva molto folklore.
Questi ragazzi venivano costantemente scacciati dalla Polizia (anche per via di qualche canna di troppo) e la cosa era ormai diventata talmente famosa in tutt'Italia che sedersi con una chitarra su quei gradini faceva di te un beat e un capellone anche se magari eri soltanto uno che era lì perchè quel posto era l'alternativa a Via Tagliamento, diventato di colpo un pò il centro della gioventù beat.
SE IO FOSSI POVERO è IF I WERE A CARPENTER con un arrangiamento tzigano, CHE MONDO STRANO si avvalora di un'atmosfera western con un banjo ed un'armonica a bocca e i cori dei quattro Rokes perfettamente in sintonia fra loro.
101 è una canzone che strizza l'occhio a certi brani di Sonny Bono, BABY BLUE è la loro versione di un pezzo di Bob Dylan e DALL'ALTRA PARTE è un pezzo "parlato" dal solo Johnny (credo sia lui).
Molto carino IL TRENO DELLE 7.10 con il basso che tratteggia la melodia della canzone, che è tipico del periodo beat.
Insomma, un album meritevole che a causa dei pochi pezzi ripubblicati su cd (solo due!) è sicuramente il più oscuro del gruppo.
L'unica cosa criticabile è che alcuni pezzi sono stati registrati male.
Credevo fosse un problema della copia ma a quanto pare il problema risale all'origine
(RIDE ON è un esempio che calza a pennello)

CHE MONDO STRANO (1966)

01 E' La Pioggia Che Và (Mogol-Lind)
02 Se Io Fossi Povero (Cassia-Rubin)
03 Ride On (Shapiro)
04 Se Fossi Lei (Bardotti - Shapiro)
05 Bambina (Bardotti-Shapiro)
06 Non Far Finta Di No (Bardotti - Shapiro)
07 Che Mondo Strano (Migliacci-Modugno-Shapiro)
08 101 (Bardotti - Shapiro)
09 Baby Blue (B.Dylan)
10 Dall'Altra Parte (Bardotti -Shapiro)
11 Finchè C'è Musica Mi Tengo Su (Migliacci-Modugno-Shapiro)
12 Il Treno Delle 7,10 (Bardotti - Shapiro)

16 commenti:

pingu ha detto...

sorpresa davvero graditissima, non conoscevo molte di queste canzoni. it's all over now baby blue è uno dei miei brani preferiti di dylan, interpretato meravigliosamente, tra gli altri, dai them e dalla chocolate watch band. anche in questa versione è molto bello.

orlando ha detto...

Dopo 40 anni posso risentire questo LP che a suo tempo mi ero registrato su una bobina "Geloso", poi consumata e persa chissà dove. Spero che il tempo non abbia rovinato il ricordo che avevo.

Grazie Vampiro!

Luigi ha detto...

davvero un disco interessante questo dei Rokes. Grazie per la sorpresa di Marisa Sacchetto, ho diversi suoi 45 giri, ma non tutti. Il brano retro di "Il mio amore per Mario", la sigla era del programma "Andata e ritorno" nella verione strumentale. Bravissimo Kurtiggiu.
Luigi Proto

andrea ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
redelsilenzio83 ha detto...

A mio giudizio Shel Shapiro ha una delle voci più sensuali di sempre! Peccato che di queste canzoni conosca solo "E' la pioggia che va"!

RO ha detto...

Bravo Chris...!
bellissimo album...quanto mi piacevano i Rokes!
Grazie!
RO

Verdier il Vampiro ha detto...

Andrea, scrivimi direttamente. Certe domande/richieste non sono "salutari" per il blog ;-)

Alex_Vr ha detto...

Non conoscevo affatto questo disco. Grazie per questa ennesima possibilità
Emiliano A.

Annunziato ha detto...

...e io che dico, hai detto tutto tu :PPP!
Posso dire che è un buon album, che dimostra come i quattro fossero abbastanza "avanti" come sonorità e / o arrangiamenti (il fatto che li avesse scelti Tenco dice tutto al riguardo); per la registrazione credo comunque abbia influito lo studio (l'A non è lo D, e lo studio D del 1966 non è lo stesso dove quasi vent'anni dopo Pappalardo registrerà Oh! Era ora).

lounge60 ha detto...

Il primo "Beat",dal 1965 al 1966,fu un fenomeno vtale ed estremamente interessante.Poi il dannato 68" distrusse tutto il colore e la magia.

Ector ha detto...

I Rokes son (quasi) sempre una garanzia.

Saluti. Ector

Lusalpan ha detto...

I Rokes, insieme all'Equipe 84, hanno fatto la storia del beat italiano.Grandissime le cover, dopo l'ascolto si andava a cercare la versione originale. E si scoprivano autori e interpreti straordinari.E'una musica tuttora molto piacevole: ritmo e sound degli anni '60 erano e rimangono unici!
Lusalpan

aldo ha detto...

Grande disco dei Rokes, come album il mio favorito anche per la stupenda copertina...l'anno é il 1967.
chissá il 2º LP é ancora piú sconosciuto, con molti pezzi in inglese e un disco che val la pena (ri)scoprire.
ho appena incontrato sto blog...non vedo i link per scaricare...c'é bisogno di registrarsi??
per un lato un pó piú sconosciuto dei Rokes, visitare http://diveintoyesterday.blogspot.com/
(link incluso!)

Verdier il Vampiro ha detto...

il disco è della fine del 1966 e non del '67. Quell'altro singolo (più altre canzoni in lingua estera) le ho pubblicate anche io.

aldo ha detto...

Sono sicuro che gran parte se non tutto il disco fosse registrato nel 1966 peró secondo il sito ufficiale dei Rokes la data di pubblicazione é il 1967...peró io sono nato nel '69 e magari te eri "lí" quando é uscito e ti ricordi meglio di loro, anche a me sembrava ricordare che fosse del `66, anni fa un'amico me lo registró su una cassetta!
il link?

Verdier il Vampiro ha detto...

x Aldo
"e magari te eri "lí" quando é uscito e ti ricordi meglio di loro"

non ero nato neanche io!
Se fossi in te non mi baserei sul sito ufficiale. Cmq, del '66 è THE ROKES VOL.2
Abbastanza improbabile che nel 1966 o 1967 un complesso/cantante incidesse in Italia 2 LP!!