mercoledì 21 marzo 2012

Poker A 45 Giri: Bobby Solo/Les Surfs/Sergio Tofano/Clive Dunn


Mentre ascolto Keith Barrow (che mi fa un effetto "tranquillante") posso annunciare con certezza il ritorno del "poker a 45 giri" che da un po' mancava da queste pagine.
La scelta, come sempre, è variegata e mai casuale.

BOBBY SOLO - DOCH NUN BIN ICH ALLEIN (1967)
Citando un noto settimanale in edicola da ben 83 anni - quello che vanta più tentativi di imitazione - "forse non tutti sanno che..." Bobby Solo ha una estesa discografia tedesca. Quello teutonico è un mercato che ha continuato a bazzicare anche quando da noi aveva i suoi alti e bassi. Il lato A è una versione in tedesco di un brano che non mi risulta sia mai stato pubblicato in Italia, MA NON CI SEI PIU'. E forse è stato un bene. Sul lato B invece troviamo la versione in lingua di ARE YOU LONESOME TONIGHT che da noi gli era stata "scippiata" da Michele. In qualche modo, il nostro, se ne è riappropriato. Disco interessante da un punto di vista collezionistico ma che non aggiunge niente al personaggio. E difatti queste sortite se le poteva permettere solo fuori casa.
LES SURFS - QUANDO DICO CHE TI AMO (1967)
Qualcuno dirà :"ma che ha di particolare questo disco di stampa spagnola?" A parte il fatto che siamo ancora a marzo e sotto botta sanremese, la particolarità è che la flip-side in italiano non è mai uscita sul nostro mercato. Nè come lato B nè all'interno di qualche album, raccolta di successi o compilation. Quindi, la peculiarità è proprio questa. LA BALLATA DEL CANTASTORIE non ha trovato spazio in nessun disco precedente o successivo dei negretti del Madagascar.
E tutto sommato è anche una canzone simpatica.
SERGIO TOFANO - NONNO (1971)
Uno dei più grandi attori di prosa italiani (e non solo di prosa) nonchè soggettista, disegnatore e regista a settantacinque anni, convinto non si sa da chi, decise di incidere un disco per bambini, quando i dischi dedicati ai più piccoli non avevano ancora raggiunto lo status di "businness thing".
Il creatore dei Signor Bonaventura nonchè il direttore del collegio di Giannino Stoppani interpreta una canzone dove racconta di imprese inverosimili, alle quali non credono neanche i suoi nipotini, che glielo fanno capire con benevolenza ed affetto. La canzone è la traduzione (non letterale) di GRANDAD di Clive Dunn.
CLIVE DUNN - GRANDAD (1971)
...il quale era un attore in quel momento in grande auge grazie alla sua interpretazione in un telefilm notissimo in Gran Bretagna che si chiamava DAD'S ARMY e che è andato avanti per anni. In realtà Clive Dunn, nel 1971 aveva solo 51 anni ma era specializzato in ruoli di ultrasettantenne. Scelta obbligata dopo la sua partecipazione al telefilm appena citato che inizio' verso i 48 anni e che termino' circa dieci anni dopo. La canzone GRANDAD ebbe un successo imprevedibile quando clamoroso e riuscì a tenere testa ad uno dei gruppi più osannati dell'epoca - i T.Rex - con il primo singolo di grande successo, RIDE A WHITE SWAN al quale fece seguito il famosissimo HOT LOVE. Il post "riprende" venerdi sera.
BOBBY SOLO
01 Doch Nun Bin Ich Allein (Satti)
02 Bist Du Einsam Heut Nacht (Turk-Handman-Feltz)
LES SURFS
01 Quando Dico Che Ti Amo (Testa-Renis)
02 La Ballata Dei Cantastorie (Claudric-Remy-Pace)
SERGIO TOFANO
01 Nonno (Grandad) (Flowers-Pickett-Pallavicini)
02 La Chitarrata Di Pierrot (Tofano-Decimo)
CLIVE DUNN
01 Grandad (Flowers-Pickett)
02 I Play The Spoons (Cameron-King)

lunedì 19 marzo 2012

Don Backy - Fantasia (1971)


Questa sera Orlando ci parla del long playing di Don Backy uscito per la CGD,
l'unico in due anni di appartenenza al clan Caselli-Sugar. In questo trentatrè troviamo brani stampati su singoli precedenti all'uscita di questo disco e altri scritti per cantanti della scuderia milanese. La grafica è di Kurtigghiu.


Quello che vi presento stasera è un album "minore" di Don Backy. Transfuga dal Clan, Don Backy aveva per un certo periodo fatto l'imprenditore di se stesso producendo alcuni dei suoi dischi più fortunati con l'etichetta Amico, distribuita dalla Campi Editore. Di questo periodo ricordiamo il 45 giri Canzone/Casa bianca, brani con cui pur non avendo partecipato direttamente al Sanremo 1968 arrivò ai vertici delle classifiche di vendita, il successivo Sogno/Samba e l'ambiziosissimo album Le quattro stagioni di Don Backy. Forse proprio in seguito al fallimento commerciale di quest'ultimo, sul quale era stata investita l'astronomica (per l'epoca) cifra di 20 milioni di lire, le quotazioni del cantautore al box office comindiarono a calare. Il LP era stato concepito come una lunga suite con impegnative parti orchestrali, dodici brani dedicati ciascuno a un mese dell'anno e anche parti recitate (ad esempio l'intero brano Ottobre). Intenzionalmente non conteneva un pezzo trainante proprio perché progettato come un concept-album da ascoltare tutto di seguito, e anche se da esso furono tratti alcuni singoli, si dovette provvedere al riarrangiamento di alcuni brani (ad esempio Aprile riarrangiata divenne Frasi d'amore) perché questi potessero risultare appetibili agli acquirenti dei 45 giri.

Concluso il periodo-Amico, Don Backy firma un contratto con la CGD, sotto la quale partecipa ad alcune manifestazioni importanti (Canzonissima 1970 con Cronaca e Sanremo 1971 con Bianchi cristalli sereni) e pubblica questo LP che raccoglie i singoli usciti con l'etichetta insieme ad alcuni inediti incisi per l'occasione. Tra questi, meritano di essere ricordati Rima e La primavera, che qualcuno ricorderà anche nella versione di Marisa Sannia. Il tutto arrangiato, in maniera forse un po' scontata, da Franco Monaldi che contribuisce secondo me a rendere tutto il lavoro un po' monocorde e poco accattivante ai fini della riuscita di un eventuale rilancio commerciale dell'artista. Artista che, nonostante le vicissitudini che tutti conosciamo, era ancora nel pieno della sua maturità e di sicuro avrebbe potuto ancora realizzare grossi successi se adeguatamente prodotto e supportato.

Il lavoro si presenta con una grafica non banale per l'epoca: la copertina, molto moderna e personale, è firmata da quel Mario Moletti che aveva già collaborato con Don Backy per la precedente etichetta Amico e che aveva realizzato, oltre alle varie buste dei 45 giri, anche dei poster allegati ai dischi e le dodici tele che illustravano l'album Le quattro stagioni di Don Backy. I brani del disco invece risultano abbastanza slegati l'uno dall'altro, come spesso accade quando si assembla un album a partire da 45 giri già editi, e le partiture elaborate da Franco Monaldi non aiutano a far emergere i lati buoni delle composizioni del cantautore toscano, che firma completamente da solo sia testi che musiche.

A risentirci

Orlando
FANTASIA (1971)
01 Fantasia (Don Backy)
02 Bianchi Cristalli Sereni (Don Backy)
03 Nostalgia (Don Backy)
04 L'infinito (Don Backy)
05 Il Circo (Don Backy)
06 Cronaca (Don Backy)
07 La Mia Anima (Don Backy)
08 La Primavera (Don Backy)
09 Candida Luna (Don Backy)
10 Rima (Don Backy)

sabato 17 marzo 2012

Mario Robbiani - Le Sigle Radiofoniche Di Mario Robbiani (1979)


La copertina vale da sola tutto il long playing. E' troppo carina.
Queste tre ragazze che assatanate si contendono a suon di slinguazzate questo lecca lecca gigante è così volutamente volgare che neanche fa più l'effetto voluto.
Cosa c'entrino poi con queste fantomatiche sigle radiofoniche di Mario Robbiani, non lo sapremo mai. Frase - quest'ultima - che declinata nella seconda persona plurale troviamo in una delle più belle canzoni (a mio parere) di Mina, dal titolo NON HO PARLATO MAI, musicata proprio dallo svizzero Robbiani con l'ausilio letterario di Paolo Limiti. Parlavo di "fantomatiche sigle" perchè non ne conosco neanche una. Potrebbero essere sigle della radio svizzera così come di qualche emittente locale ma anche della Rai, per quel che mi riguarda.Forse qualcuno più esperto in sigle radiofoniche potrà darci una più sostanziosa risposta. I brani sono però molto piacevoli e nell'insieme - copertina e contenuto - ci si può considerare soddisfatti.
Questo piccolo assaggio "softcore" vi preparerà ad un piatto sicuramente più sostanzioso quando sarà il turno di Orlando, che questa settimana cadrà lunedì sera.
Un grazie a Kurtigghiu per la rivisitazione grafica.

LE SIGLE RADIOFONICHE DI MARIO ROBBIANI (1979)
01 Remember Me (Da Un'altro Giorno) (Jayfield)
02 Soft Romance (Zauli-Oddoini)
03 System Boogie (Da Primo Nip) (Zauli)
04 Tema Di Isabel (Zauli-Oddoini)
05 Magic In London (Zauli-Oddoini)
06 In The Latest Fashion (Da Buonanotte Da...) (Zauli)
07 Rag 78 (Da Europa Crossing) (Jayfield)
08 Sophisticated Love (Da Un Altro Giorno) (Jayfield)
09 Lucy (Da Stanotte Stamane) (Zauli)
10 Una Vita, Un Amore (Zauli-Oddoini)

domenica 11 marzo 2012

Harmony Grass - Te Lo Ricordi (1970) & Gilbert Becaud - In Italiano

Che dire di una band che si chiama Harmony Grass? Sicuramente "they fitted the times", come dicono gli inglesi, almeno nel nome. Perchè nelle abitudini, non credo proprio. Insomma, c'era Tony Rivers, un vero music-maker inglese in sella dagli inizi degli anni sessanta. Dapprima con la 'Tony Rivers And The Castaways', dove era solito rifarsi alle sonorità dei Beach Boys, dei Four Freshmen e delle armonie musicali e vocali della American West Coast. E poi con gli Harmony Grass, "l'erba dell'armonia". Con questa nuova formazione passarono sotto l'esperte mani di Chris Andrews ed immediatamente arrivarono nella Top Ten inglese con MOVE IN A LITTLE CLOSER BABY, canzone lanciata in Usa e nel mondo da Mama Cass.
TE LA RICORDI è il loro unico singolo in italiano, inciso quando ormai non era neanche più d'uso far cantare brani in lingua a cantanti stranieri. Difatti siamo nel 1970 e il brano è la versione italiana di I REMEMBER, che stranamente non ebbe successo in campo internazionale nonostante la validità del pezzo. Parlo della versione originale. Da noi uscì anche l'unico album della band, THIS IS US.
HARMONY GRASS
01 Te Lo Ricordi (S.Bardotti-Wright-Redway)
02 Summer Dreaming (Tony Rivers)


E dopo qualche giorno, ritornano i post. Effettivamente questa settimana sono stato un pò latitante. Vorrei dire "ci rifaremo questa settimanma" ma non posso prometterlo. Però posso annunciare che da aprile il blog si sdoppia. In che modo, lo saprete nei prossimi giorni. Di sicuro sarà un blog ad inviti, invisibile dall'esterno. Per l'intanto sto creando la giusta atmosfera anche grazie a Kurtigghiu che mi ha aiutato con la grafica. Come detto, ci sarà modo di parlarne con più calma. Questa sera Orlando ci racconta un pò del Becaud italiano, coadiuvato dalla bella copertina di Imbro. Buon inizio di settimana a tutti.

Se vogliamo capire l'importanza che ha avuto Gilbert Bécaud nella storia della canzone francese, è d'obbligo il paragone con Domenico Modugno. Entrambi provenivano dal sud del loro paese, entrambi negli anni cinquanta si sono affermati più che per il loro stesso talento, per la prorompente carica emotiva sul palcoscenico, entrambi si sono costruiti una carriera distaccandosi dalla tradizione melodica, in Francia rappresentata ad esempio da Maurice Chevalier o da Charles Trenet, entrambi hanno lasciato in eredità un corposo songbook di canzoni significative, entrambi sono stati non solo cantanti e autori, ma anche "interpreti" dei brani che scrivevano, entrambi sono stati sempre accompagnati, sulla scena e fuori, da un eccezionale carisma che è dono solo dei grandi artisti.

In Italia abbiamo imparato a conoscerlo solo dopo l'enorme successo di Et maintenant, tra l'altro portata in Italia da una sciagurata versione di Dalida che nulla aveva a che vedere con lo strepitoso originale. Ma in Francia la popolarità di Gilbert parte direttamente dal suo esordio datato 1953, con un inverosimile contratto che lo vincolava per ben cinque anni alla Pathé-Marconi, cosa mai avvenuta prima per uno sconosciuto.

Tra il primo disco, Gilbert Bécaud et ses chansons, un album 10" contenente già l'essenza dello stile-Bécaud, e il secondo, Mes mains, l'artista era già diventato famosissimo e quando il 5 febbraio 1954 riaprì (dopo vent'anni di decadenza come cinema di quartiere) il teatro olympia di Boulevard des Capucines, ad inaugurare la nuova gestione di Bruno Coquatrix ci fu proprio lui, che tenne il cartellone per ben due settimane di fila. L'anno seguente Coquatrix propose una piccola rivoluzione: il giorno della prima doveva esserci uno spettacolo in più (la cosiddetta matinée) a prezzi ridottissimi per favorire il pubblico giovane. In occasione di una prima di Bécaud ci fu il finimondo: su duemila posti disponibili, arrivarono ben 5000 ragazzi e ragazze, il locale venne letteralmente fatto a pezzi e all'artista vennero affibbiati vari soprannomi, da fungo atomico (champignon atomique, è più divertente) a Monsieur Dynamite, da Metéore a quello rimastogli cucito addosso fino agli ultimi anni, Monsieur 100.000 Volts.

Fin dall'inizio, Bécaud si è servito sempre dello stesso team di parolieri: Pierre Delanoë, al quale si devono ad esempio i testi ricchi di emozione di Et maintenant e di Je t'appartiens (poi diventata famosa nel mondo anglosassone grazie alla cover degli Everly Brothers come Let it be me); Louis Amade, che ha scritto storie quotidiane venate di poesia come C'était mon copain, Quand il est mort le poëte o L'important c'est la rose; e infine Maurice Vidalin, autore di testi introspettivi e malinconici come Le mur, Les gens o L'indifférence.

Qualche testo gli fu scritto anche da Charles Aznavour, ma lo stile di Bécaud, un po' più recitato e istrionico, e anche più disimpegnato, è stato sempre distante da quello del cantautore franco-armeno, così come è stato ugualmente distante da quello intellettuale dei vari Jacques Brel, Léo Ferré, Serge Reggiani, Barbara, Juliette Gréco eccetera.

Dopo più di dieci anni e dopo alcune serate dal vivo tra Milano, Roma e la Bussola di Viareggio, anche la RAI si svegliò nel 1971 invitando Gilbert Bécaud come ospite fisso in un varietà di punta del sabato sera. Fu in quell'occasione (si trattava di Sai che ti dico? di Antonello Falqui con Vianello e Mondaini, Iva Zanicchi e Minnie Minoprio) che alcuni successi furono proposti in italiano, ma per la verità molti erano stati già incisi anni prima da lui che, non conoscendo l'italiano, semplicemente leggeva alla francese una buffa versione fonetica che gli veniva approntata per l'occasione.

Personalmente ho cominciato a rivalutare Bécaud un po' più tardi, quando l'ho visto al cinema interpretare sé stesso nel polpettone di Lelouch intitolato "Tutta una vita", che qualcuno ricorderà per la sua durata (tre ore!) e per l'esordio di Marthe Keller, un'attrice oggi dimenticata ma che allora mi piacque particolarmente.

La raccolta di questa sera, assemblata dal Vampiro con la complicità del solito mago della grafica sig. Kurtigghiu, che non smette mai di sorprenderci, comprende 14 pezzi in italiano, più quattro bonus in versione originale. Tra gli autori degli adattamenti italiani, i più bei nostri nomi da Nisa a Giorgio Calabrese, da Gino Paoli a Vito Pallavicini, da Alberto Testa a Riccardo Del Turco.

Buon ascolto

Orlando
IN ITALIANO
01 Quando Morì Il Poeta (Quand Il Est Mort Le Poete)(Nisa-Becaud)(1966)
02 L'importante E' La Rosa (L'important C'est La Rose) (Del Turco-Becaud) (1968)
03 Se Ritornassi (Si Je M'en Reviens Au Pays) (Moretti-Becaud) (1968)
04 La Vela Bianca (Le Bateau Blanc) (A.Testa-Mogol-Becaud) (1962)
05 Io T'amo (Je T'aime) (Nisa-Becaud) (1966)
06 Son Tornato Da Te (Je Reviens Te Chercher) (1968)
07 Charlie (Charlie T'iras Pas Au Paradis) (G.Paoli-Becaud)(1972)
08 La Quinta Stagione (La Cinquieme Saison) (N.Romano-Becaud)(1968)
09 Tonina, La Zia E I Fiori (Les Cerisiers Sont Blancs)(N.Romano.Becaud)(1968)
10 Toi (G.Calabrese.Becaud) (1965)
11 Morire A Capri (Mourir À Capri) (Nisa-Becaud) (1965)
12 Bagno Di Mezzanotte (Le Bain De Minuit) (C.Miozzi-Becaud)(1971)
13 Come Un Bambino (Je T'appartiens) (G.Paoli-Becaud)(1971)
14 Kyrie (M.Terzi-Becaud) (1972)
15 (bonus track) Et Maintenant (Delanoè-Becaud) (1961)
16 (bonus track)L'important C'est La Rose (Amade-Becaud) (1967)
17 (bonus track)La Solitude ça N'existe Pas (Delanoe-Becaud) (1970)
18 (bonus track)C'est En Septembre (September Morn) (N.Diamond-Vidalin-Becaud) (1978)

lunedì 5 marzo 2012

AA.VV - Sanremo 1971 (RCA)/ Marisa Sannia - Tu Reviendras (1969)

Eccoci all'ultima raccolta sanremese per quest'anno, mentre invece i singoli continueranno sebbene diluiti rispetto al mese scorso. La raccolta RCA che vedete ha avuto più copie stampate in versione Stereo8 che in vinile ed è graficamente - rispetto a quelle delle altre case - la più bella dell'annata sanremese: semplice ed elegante.
Vi lascio ad Orlando non senza aver ringraziato Kurtigghiu per la sua manodopera.


Come da gentile richiesta del padrone di casa e di molti di voi, eccomi ancora a parlare di Sanremo. Questo del 1971, come quello precedente, è organizzato da Ravera e Radaelli, una volta rivali e adesso coppia indissolubile, e passa alla storia come l'ultimo Sanremo in cui ogni canzone viene presentata da due diversi esecutori. Ormai gli interessi delle case discografiche prevalgono nettamente su quelli delle edizioni musicali e, almeno per le più grandi, comincia ad essere controproducente lanciare uno stesso brano con due cantanti diversi, in quanto le vendite tendono a concentrarsi su uno solo dei due e l'altro rischia di rovinare la propria reputazione malgrado il successo del pezzo. Era successo ad esempio due anni prima con Ma che freddo fa che, presentato dai Rokes in un'ottima versione, finì per diventare la loro tomba e servì invece da formidabile trampolino di lancio per l'adolescente Nada. Entrambi appartenevano alla RCA, i cui dirigenti furono sicuramente colpevoli nel voler a tutti i costi sacrificare un gruppo che, dopo essere stato spremuto a dovere finché si poteva, fu da loro stessi condannato a un impietoso declino e infine allo scioglimento, avvenuto nell'agosto 1970, pur di lanciare questo nuovo personaggio.

Proprio la RCA è la grande protagonista di questo Festival, visto che si aggiudica i primi tre posti con ben cinque delle sei esecuzioni. Questa raccolta comprende quattro di esse (non so, ma lo immagino, perché venga tenuta fuori la versione di José Feliciano di Che sarà) insieme ad altri brani presentati dalla stessa scuderia. Tra questi la non eccelsa prova di Domenico Modugno con Come stai?. Come più volte già capitato in passato, anche questa volta il grande Mimmo fece i capricci per la ricerca di un partner adatto a interpretare il brano in abbinamento con lui. Tra vari tira e molla, gli fu assegnata Carmen Villani che, pur essendo sotto contratto con la Fonit Cetra, per l'occasione fu appunto aggregata alla RCA. Riascoltando le due versioni, entrambe contenute in questa raccolta, anche oggi la versione della Villani mi sembra molto più convincente di quella dell'autore. Altro fuoriclasse della scuderia di Via Tiburtina è Mal che, pur presentando un buon pezzo, non riesce a convincere le giurie e rimane fuori dalla finale insieme ai Nomadi che, come molti altri gruppi, danno da fare ai tecnici di questa edizione per montare e smontare gli strumenti sul palco. Alcuni, come i Dik Dik, l'Equipe (qui chiamata "Nuova Equipe 84" per un cambio di formazione), la Formula Tre, i New Trolls e i Gens, vedono confermare la loro popolarità; altri, come gli Aguaviva, i Wallace Collection e i Mungo Jerry, vengono in trasferta senza dare troppo peso alla cosa in quanto hanno una loro carriera in patria; altri infine, come i Giganti, tentano la carta-Sanremo per risollevare la loro carriera, ma senza successo e senza lasciare quasi traccia di sé.

Il brano più bello e più misconosciuto di questo Festival fu Una storia di Sergio Endrigo. Ancora oggi è un brano capace di commuovermi, sia nella versione dell'autore, sia in quella dei New Trolls. Peccato che in quell'anno la Cetra volle disimpegnarsi totalmente dal Festival, tanto è vero che sia Endrigo che i New Trolls si presentarono come "indipendenti", cioè non spesati dalla scuderia che pubblicava i loro dischi. Non conosco i retroscena di questa defezione della Cetra, forse il Vampiro sa dirvi qualcosa di più. Fatto sta che Una storia, che più che una canzone è una vera poesia, non ebbe il successo che meritava, sicuramente perché pochissimo promozionata. Successo che invece arrise a Nada, già più matura e affermata rispetto a due anni prima, e giustamente anche a Nicola Di Bari che si vide premiato in ritardo, come da tradizione, per lo strepitoso successo de La prima cosa bella, che tra l'altro era stata proposta a Gianni Morandi, così come questa Il cuore è uno zingaro. Ma Gianni, in fase declinante e pieno di incertezze e tentennamenti, non seppe o non volle decidersi o non fu ben consigliato né l'una né l'altra volta. Numero due si confermarono i Ricchi e Poveri, ancora in formazione a quattro, sotto etichetta Apollo (ma distribuiti dalla stessa RCA), con l'ancor oggi popolarissima Che sarà, ma le vendite andarono a favore di Feliciano, con un arrangiamento più congeniale al brano e con un'interpretazione secondo me più mirata, anche se Feliciano non è fra i miei artisti preferiti.

Non abbiamo ancora parlato della vera rivelazione di questo Festival, dell'autore di quel 4 marzo 1943 che, pure in attività da diversi anni, ebbe proprio con quel Sanremo la sua consacrazione a "big" della musica italiana. Pensate che la sua canzone non era stata selezionata tra le partecipanti al Festival e venne ripescata, insieme ad altre tre, da una seconda commissione "di salvataggio", ma a patto che venissero apportate delle modifiche al testo. Anche il titolo, in un primo momento annunciato come "Gesubambino", dovette essere cambiato, ma il senso della canzone fortunatamente non fu snaturato.

Per un puro caso (il disco era stato scelto una settimana fa circa) questo post va in rete proprio il 4 marzo, e quando lo leggerete saranno stati celebrati i funerali di Lucio Dalla, personaggio che ho sempre apprezzato e stimato per molte delle cose che ha scritto nella sua lunghissima carriera, ma che onestamente non ho mai avuto fra i miei favoriti. Vi tralascio le mie considerazioni su questi funerali-spettacolo e sullo sfruttamento mediatico e discografico che si fa di questi eventi. Sono in gran parte d'accordo con quello che il Vampiro non manca di ribadire ogni volta che ci si trova in queste occasioni, solo vorrei fare un piccolo appunto a margine di tutto questo.

Sulla bara di Lucio Dalla è stata messa, forse perché oggetto a lui particolarmente caro, una sigaretta. Tutti i giornali hanno riportato questa notizia ma a nessuno è venuto in mente che proprio la sua abitudine di fumare possa aver avuto un ruolo determinante nell'avergli provocato l'infarto. Visto che non serve essere medici per conoscere il rapporto che c'è fra nicotina e coronarie, era proprio necessario dare tutta questa enfasi positiva alla sigaretta appoggiata sulla bara? Per conformismo, per superficialità o per complicità con le lobby che tutti conosciamo, a nessun giornalista è venuto in mente di spiegare tutto questo ai ragazzi che ancora oggi considerano la sigaretta come un mezzo per emanciparsi, e si continua come cinquant'anni fa a considerare il tabacco come un'innocua moda, quasi un simbolo di indipendenza e di ispirazione poetica. Mi chiedo, quando andrà all'altro mondo qualche collega di Lucio Dalla, vedremo per caso mettere sulla sua bara una bustina di polvere bianca?

Cordiali saluti

Orlando
AA.VV - SANREMO 1971
01 Domenico Modugno - Come Stai (Pazzaglia-Modugno)
02 Nada - Il Cuore E' Uno Zingaro (Migliacci-Mattone)
03 Formula Tre - La Folle Corsa (Mogol-Donida)
04 Giorgio Carnini - Ninna Nanna (Cuore Mio) (Riccardi-Albertelli)
05 Mal - Non Dimenticarti Di Me (Mogol-Lavezzi)
06 Lucio Dalla - 4 Marzo 1943 (Pallottino-Dalla)
07 Ricchi & Poveri - Che Sarà (Migliacci-Fontana-Pes)
08 Little Tony - La Folle Corsa (Mogol-Donida)
09 Carmen Villani - Come Stai (Pazzaglia-Modugno)
10 Gens - Lo Schiaffo (Deriù-Barsanti)
11 Giorgio Carnini - Il Dirigibile (M.Fabrizio-L.Albertelli)
12 Nicola Di Bari - Il Cuore E' Uno Zingaro (Migliacci-Mattone)

Dispiace parlare male di un libro che già dalla copertina si presenta sciatto e poco curato (lo scatto di Mina preso dal Sanremo '61 è banale quanto prevedibile). Dispiace soprattutto perchè 1) esce per la Mondadori, la gloriosa casa editrice che ormai di glorioso ha solo il nome 2) perchè l'autore, quando si occupa di ciò che gli compete, è sicuramente migliore (politica ed economia) è sicuramente migliore di quando parla di politica. In questo libro che vorrebbe far marciare parallelamente la storia d'Italia con la storia del Festival, il nostro (Carlo Maria Lomartire) prende certe cantonate da far rabbrividire il più profano dei "compilatori" di Wikipedia.
Ho sfogliato questo libro oggi pomeriggio e in due minuti (dicasi due minuti) ho trovato errori di grammatica, di battitura e di altro genere. Un esempio? Marcella Bella ha debuttato a Sanremo con SENZA UN BRICIOLO DI TESTA. Vi basta? Ok, ve ne dico un altro: Cristiano De Andrè è il figlio di Fabrizio e...Dori Ghezzi.
Vi sono già caduti i capelli? Pensate allora se aveste avuto la (s)ventura di acquistarlo.
Statene alla larga a meno che non vogliate sapere cosa è successo politicamente nei vari anni presi in considerazione.

Marisa Sannia, che ebbe anche l'onore di essere la protagonista di un documentario in suo onore trasmesso su TF1 (Francia) girato tra Roma e Cagliari nel 1969, lanciò nello stesso anno la versione francese de LA COMPAGNIA. Da noi ebbe poco successo (e difatti quando la reincise Battisti nel '76 il 90% delle persone pensò fosse una canzone nuova) ma non per questo non si provò a lanciarla in altri paesi. Come in Francia. E sul lato B decisero di metterci MAIS MOI ovvero GUARDA, che poi era lo stesso B-side del singolo italiano. Bella anche la copertina, con una foto presa dallo stesso servizio utilizzato per il 45 giri LA FINESTRA ILLUMINATA.
MARISA SANNIA
01 Tu Reviendrais (La Compagnia) (Donida-Mogol-Bergman)
02 Mais Moi ( Guarda) (Pace-Panzeri-Bergman)

venerdì 2 marzo 2012

Topo Gigio - Giovane Giovane (1963)/Lucio Dalla - Mon Amour (1983)

Credevo chissà cosa... e invece no. Oggi, alla Fiera Del Disco di Bologna (l'unica ormai alla quale vado) pensavo fosse tutto un florilegio in onore del concittadino venuto a mancare. Invece non è accaduto niente di quello che immaginavo, ovvero dischi banalissimi a prezzi esorbitanti e via dicendo. C'erano sì dischi del cantautore ma come è normale ci fossero, visto che si tratta di un personaggio uno che ha prodotto molto in 50 anni di attività. Addirittura c'era il singolo che vedete qui sotto al prezzo modestissimo di cinque euro! Forse non sapevano fosse inedito in Italia (e difatti ad averlo era un tedesco). Mentre invece ieri in un autogrill umbro ho visto lo spettacolo poco edificante di un macabro altare a tre: Whitney Houston, Amy Winehouse e Lucio Dalla in una gara all'ultimo cd.
A giudicare dai vuoti, al primo posto c'era Dalla, al secondo la Houston e terza - praticamente ignorata e con tutti quanti i cd nella griglia di partenza - la Winehouse.
E' proprio vero che per vendere qualche disco le case discografiche hanno bisogno del morto. Anzi, mi sa tanto che ci hanno pensato da un bel pezzo, a giudicare da Michael Jackson, morto in circostanze dubbine, ormai derelitto da vivo e gallina dalle uova d'oro "a babbo sepolto".
Meno male che a farci tornare il buonumore ci pensa Topo Gigio con questo Ep sanremese dove il famoso topo canta la vincente del Festival del 1963, il brano di Donaggio partecipante alla medesima tenzone più altri due brani scritti appositamente per lui.
Topo Gigio nasce grazie a Maria Perego e Federico Caldura. I due si incontrarono nell'ateneo patavino quando erano studenti. Si sposarono e decisero di continuare insieme quello che la Perego aveva iniziato individualmente ovvero costruire pupazzi utiizzando la spugna sintetica. Durante il periodo della tv sperimentale (il 1952-53) conobbero l'allora giovane regista Romolo Siena che li convinse ad effettuare un provino con le loro creazioni. Ebbero successo e da allora cominciarono a collaborare con la Rai inventando personaggi per i programmi per bambini. Nel 1958 toccò a Topo Gigio che fu immediatamente raggiunto da Rosy, una topina tuttopepe.
La stessa Rosy che Gigio nomina nel twist che porta il suo nome in questo disco.
TOPO GIGIO
01 Giovane Giovane (Donaggio-Testa)
02 Cosa Dici Mai (Comolli-Stagnaro)
03 Una Per Tutte (Testa-Renis)
04 Gigio Twist (Rossi-Stagnaro)
Chi mi segue e mi conosce sa perfettamente che qui non si fanno celebrazioni (tantomeno a caldo) su questo o quel personaggio e che detesto ogni forma di speculazione sulle dipartite.
Perchè il più delle volte dietro alle parole e agli scritti si cela una spessa coltre di ipocrisia e smania di protagonismo: ci si nasconde dietro al caro estinto per soddisfare la propria ansia e la voglia di esserci a tutti i costi.
Non scordiamoci che in questa società di pazzi e di malati di mente c'è chi considera "evento" anche un funerale e che è pronto ad immortalare col cellulare la salma nella bara o ad applaudire il feretro quando esce dalla chiesa, neanche fosse a teatro.
Una volta ci si faceva il segno della croce in silenzio, ora si applaude. Mah...
Questo post rappresenta una violenza al mio stile e modo di intendere le cose. Sull'opportunità dello stesso ne ho anche parlato con Kurtigghiu: si voleva fare un antologia in spagnolo con brani mai usciti in Italia ma abbiamo giustamente rimandato ad altra data.
Con la mia solita impulsività (che è spesso sinonimo di stupidità) ho anche affermato che in fondo di questa scomparsa mi importava poco. E può essere anche vero, in fondo. Poi ho pensato che forse avrei dovuto guardare un pò più dentro di me. E cosa ci ho trovato?
Un ricordo di tanto tempo fa, di un'altra vita, quasi di un'altra persona: Montecatini Terme, Teatro Verdi, un pomeriggio di maggio o giugno del 1983.
Un ragazzino che è lì per Umberto Tozzi che sul palco prova NELL'ARIA C'E'.
Seduto in prima fila, accanto a lui, la madre, Lucio Dalla e altre persone.
Il cantautore bolognese non era neanche ospite (o almeno non in quella puntata).
Il ragazzino si ritrova a parlare di calcio con "Gesù Bambino" e quest'ultimo fa un paragone tra Di Bartolomei e un giocatore del Bologna di anni lontani.
Di chi parlava? Di Bulgarelli, forse, ma ora non ne è più sicuro.
Il ragazzino si ricorda che tornato a casa andò a scartabellare nei vecchi Almanacchi del calcio della Panini che il Natale precedente s'era fatto arrivare direttamente dalla casa editrice di Modena per trovare il nome del calciatore (o forse era Fogli?) che all'epoca non conosceva.
Questo è l'unico ricordo che ha di Lucio Dalla, l'unico in prima persona. E anche se ci sono state altre occasioni non crede di avergli parlato più. L'unico, dicevo, a parte un buffo passo di danza accennato con la madre mentre provava l'orchestra di Caruso (era Caruso? boh...). Quasi trent'anni, una vita.

Non ho mai capito cosa ci facesse uno come Lucio Dalla in tv (qualche anno fa) con la Ferilli: cosa c'entrasse lui con il suo trascorso, le sue esperienze musicali, con quel personaggio così tristemente inutile (un castoro siliconato).
Ma erano ormai anni che non vendeva più.
Questo disco che vedete è inedito in Italia e non è stato mai stampato neanche in cd.
E' uscito in Germania proprio nel 1983 e - non ne sono sicuro - potrebbe essere la prima prova da professionista di Luca Carboni, che firma il lato B insieme a Gaetano Curreri.
Perdonate la logorrea ma ogni tanto mi fa bene tentare di ricordare perchè non avendo più memoria, è un buon esercizio. Me l'ha detto il neurologo. E io ai neurologi, credo. Se non altro perchè si fanno pagare cari.
LUCIO DALLA
01 Mon Amour (L.Dalla)
02 Non Sai Cos'è (G.Curreri-L.Carboni)

domenica 26 febbraio 2012

AA.VV - I Successi Di Febbraio 1967/ AA.VV - Songs From San Remo 1957

Come quasi sempre accade, il verdetto del pubblico smentisce quello sanremese delle giurie: il recente vincitore di SCALA REALE (con GRANADA) e di Sanremo (con NON PENSARE A ME) non rientra nella cerchia dei cantanti più richiesti in tutt'Italia.
Forse vincere due competizioni a così poca distanza l'una dall'altra non ha giovato alla sua indiscussa popolarità. Stiamo parlando di Claudio Villa e al suo en plein del mese di gennaio. Stessa sorte tocca a Iva Zanicchi, sua partner.
La canzone è senza dubbio bella ma è una canzone scritta "per adulti"; nel senso che è uno di quei dischi che comprano i quarantenni e come si sa, in questi anni il mercato discografico (e non solo) è in mano ai minorenni.
Quindi, avanti tutta con Antoine e i Rokes, con i Giganti e il "milite noto" Gianni Morandi, con Little Tony e Don Backy (per acquirenti di provincia).
Questa selezione così marcata e severa non l'ho fatta io ma è un'indagine venuta fuori a febbraio su un quotidiano a tiratura nazionale.
I sedicenni di Roma e Milano preferisco i Giganti, Antoine e i Rokes, mentre i loro coetanei di provincia Little Tony, Gianni Morandi e Don Backy.
Questo per quel che concerne le classifiche di vendita. Nessuna discrepanza per i big del decennio: Beatles e gli Stones, amati da entrambe le fazioni.
Tony Renis era un bel pò di tempo che non lo si vedeva nelle classifiche di vendita. A Sanremo non l'hanno voluto perchè lo consideravano ormai "finito". Per riprendersi dalla batosta morale aveva passato il periodo del Festival a Saint Moritz fino a quando il primo "popopopo" echeggiò allegramente in quel di Sanremo.
Non era il suo ma quello di una ragazza marchigiana, Annarita Spinaci, che per un mese circa ebbe le luci dei riflettori dei media puntati su di lei.
I simpatici Surfs, nella lotta a tre, sono destinati a soccombere: Tony Renis inaspettamente balza tra i più venduti con la sua versione che probabilmente non avrebbe visto la luce se non fosse diventata un successo canticchiato da tutti.
Un ritmo che si rifa al "Grammophone Sound" in voga in Inghilterra.
Avete presente WINCHESTER CATHEDRAL? Ebbene, questa canzone che fra poche settimane entrerà nelle classifiche italiane - dopo essere stata la novità della fine del 1966 in Gran Bretagna - viene quindi anticipata da QUANDO DICO CHE TI AMO, un dixieland con un ritornello ballabile a charleston. The roaring '20's.
I dischi stampati per questo titolo sono: 50.000 copie per Les Surfs, 180.000 per Annarita Spinaci, 120.000 per Tony Renis.
CUORE MATTO è la consacrazione definitiva per Little Tony che dopo un periodo di buio (relativo, ma in questo decennio se non hai almeno un disco in rotazione nelle classifiche tutto l'anno, sei fuori dalla mischia)risale la china prima con RIDERA'(mesi e mesi in classifica) e poi con questo singolo di cui la Durium ha fatto stampare 400.000 copie contro le 60.000 del "povero" Mario Zelinotti.
Alla fine ci sarà un'altra infornata di dischi nelle stamperie della Durium nella versione di Tony che arriverà ad una cifra inferiore al milione di copie (anche se si fa sapere al mondo intero che a questo benedetto milione ci sono arrivati veramente). Gianni Morandi parte per il militare e per un anno e tre mesi i giornali tengono costantemente informati gli italiani sulla vita in grigioverde del golden boy della canzone. Laura è sempre lì ad un passo: prima a Pavia poi ad Arma Di Taggia (o viceversa?). Con queste notiziole ci camperanno fino all'aprile del 1968.
Ed è normale che ben tre canzoni di Morandi siano in classifica. Lui non c'è (non può andare in tv) ma si fa sentire, eccome.
Per tornare al vincitore di Sanremo, Claudio Villa, selezionato per la partecipazione all'Eurofestival che si terrà ad aprile a Vienna non potrà cantare NON PENSARE A ME perchè il regolamento prevede che tutte le canzoni debbano essere inedite fino alla data del 10 febbraio. Non possiamo non riflettere su una cosa secondo me molto importante: il brano di Tenco, nonostante l'ondata emotiva che attraversò l'Italia dopo il suo suicidio, non è tra le prime cinque e in certi giornali neanche tra le prime dieci. Questo significa che la gente è molto disincantata e poco incline a mitizzare chicchessia solo perchè costui è morto/a. Quello che invece succede sistematicamente quando muore qualche personaggio noto ( o non particolarmente noto) ai giorni nostri: per una settimana non si parla d'altro per poi dimenticarselo vita natural durante. Mi viene in mente la morte di Alex Baroni, che da cantante qualsiasi (uno tra i tanti) divenne per un brevissimo lasso di tempo un "mito". Per poi ritornare tristemente al suo status di sempre.
Grazie a Kurtigghiu per la grafica che questa volta ho avuto poche ore prima di questo post, quando ormai pensavo di archiviare la solita classifica mensile.
Post che mi sono inventato dal nulla e che non so se sia venuto granchè bene.
Ma l'importante è provarci. O no?
I SUCCESSI DI FEBBRAIO 1967
01 Gianni Morandi - Un Mondo D'Amore (Migliacci-Zambrini-Romitelli)
02 Tony Renis - Quando Dico Che Ti Amo (Testa-Renis)
03 Little Tony - Cuore Matto (Ambrosino-Savio)
04 The Rokes - Bisogna Saper Perdere (Cassia-Cini)
05 Spencer Davis Group - Gomme Some Lovin' (Blackwell-Miller)
06 The Hollies - Stop Stop Stop (Clarke-Hocks-Nash)
07 Giorgio Gaber- E Allora Dai (G.Gaber)
08 Antoine - Pietre (Gianco-Pieretti-Antoine)
09 Mina - Canta Ragazzina (Prog-Pattacini)
10 Don Backy - L'Immensità (Mogol-Don Backy-Mariano)
11 Bob Mitchell - Tela Di Lara (M.Jarre)
12 The Rolling Stones - Let's Spend The Night Together (Jagger-Richards)
The Beach Boys - Good Vibrations (Wilson-Love)
14 Gianni Pettenati - La Rivoluzione (Mogol-Soffici)
15 Luigi Tenco - Ciao Amore Ciao (L.Tenco)
16 I Giganti - Proposta (Albula-G.B.Martelli)
17 Gianni Morandi - Se Perdo Anche Te (Migliacci-N.Diamond)

Riprendiamo con un'altra settimana sanremese.Orlando ci racconta qualcosa sull'edizione di 55 anni fa mentre Imbro ha già fatto quello che doveva fare, ossia occuparsi della parte grafica.
Ancora Sanremo, ma stavolta risaliamo addirittura alla settima edizione.
Sì, l'album di oggi è datato addirittura 1957 ed è di stampa inglese, destinato al mercato internazionale, visto che in quegli anni molte stazioni radio europee e latinoamericane, già la settimana dopo la fine del Festival, facevano a gara per trasmettere i brani più significativi della manifestazione e molti incaricati di case editrici straniere venivano a seguire di persona le serate per trattare l'acquisto dei diritti dei brani giudicati migliori.

Siamo portati a pensare che cinquantacinque anni fa l'industria discografica fosse più ingenua e più trasparente, ma non è così. Già l'anno prima (1956) era stato modificato il regolamento, eliminando la doppia esecuzione e facendo presentare i motivi a sei cantanti esordienti scelti fra una rosa di dodici. Il tutto per evitare manifestazioni divistiche, per consentire l'ascolto del pezzo senza farsi condizionare dal carisma dell'esecutore e per evitare i favoritismi che si erano creati fra autori, editori e interpreti affermati e che già a quell'epoca avevano destato polemiche. Il risultato era stato disastroso: motivi mediocri, cantanti senza spessore, vendite deludenti. L'unico personaggio ad emergere quell'anno fu Tonina Torrielli, forse più per la sua storia personale (una operaia dell'industria dolciaria piemontese che era diventata nel giro di poche settimane una cantante famosa) che per la sua voce. Paradossalmente, ebbero più fortuna nel tempo due escluse dalla selezione finale (Miranda Martino e Marisa Del Frate) che non i vari Gianni Mazzocchi, Luciana Gonzales o la stessa Franca Raimondi, vincitrice di quell'anno.

Così per il 1957 si decise di tornare al sistema tradizionale: innanzitutto per la commissione selezionatrice dei brani furono scomodati esponenti della cultura quali Aldo Palazzeschi, Guglielmo Emanuel (direttore del Corriere della Sera) ed E.A.Mario (il compositore della Canzone del Piave). Poi nuovamente dieci canzoni per sera in doppia esecuzione, cinque delle quali andavano in finale. Sempre al fine di evitare le polemiche, come correttivo venne introdotta una ulteriore serata dedicata agli "autori indipendenti", non legati cioè a case editrici. Non servì a nulla: prima ancora che il Festival aprisse le porte, si era diffusa la voce che il favorito era ancora Claudio Villa. Il cantante, sotto contratto per la Vis Radio, si presentava sotto etichetta Cetra perché questa gli aveva assicurato ben quattro motivi (più altri due non in concorso) e, grazie ai collegamenti fra Cetra e Rai, gli aveva assicurato anche la vittoria. Nessuno sa cosa veramente sia successo, ma è un fatto che Villa riuscì a portare in finale tutti e quattro i motivi, mentre ad esempio la povera Jula De Palma, anche lei al massimo della popolarità, che presentava tre motivi, non portò in finale nessuno dei tre.

Naturalmente ci furono polemiche roventi sulla stampa, ci fu chi gridò allo scandalo per la "lottizzazione selvaggia" di Sanremo a favore della Cetra, della Fonit (che non a caso l'anno dopo si fuse con la Cetra e vinse con Modugno anche il Fetival successivo) e della Voce del Padrone, potente azienda americana, a scapito delle altre etichette quali ad esempio la CGD. Ci fu un articolo di Enzo Biagi su Epoca e addirittura un'interrogazione parlamentare a proposito del trattamento di favore riservato a Claudio Villa, che comunque riuscì alla fine a portarsi a casa un altro primo premio dopo quello di due anni prima.

È proprio con Corde della mia chitarra che si apre l'album di oggi, ma trattandosi di un album della Parlophone, l'esecuzione è di Nunzio Gallo.
Il disco comprende sia alcuni dei brani in gara, sia alcuni degli autori indipendenti. Le voci, oltre a quella di Nunzio Gallo, sono di Emilio Pericoli e Giorgio Consolini, per una decina di canzoni all'insegna della più trita melodia all'italiana, che segnano la fine della vecchia tradizione del Festival di Sanremo e che l'anno successivo saranno letteralmente sepolte dalla valanga-Modugno e del nuovo corso inaugurato dall'organizzazione gestita da Achille Cajafa.

Un grazie, come sempre, al mago della grafica di turno e al mago del suono, che hanno riportato in vita questo reperto archeologico, e un grazie anche a tutti quelli che con pazienza sono arrivati a leggermi fin qua.

A domenica prossima.

Orlando
AA.VV - SONGS FROM SAN REMO 1957
01 Nunzio Gallo - Corde Della Mia Chitarra (Ruccione-Fiorelli)
02 Giorgio Consolini - Chiesetta Solitaria (Bezzi-Pintaldi)
03 Emilio Pericoli - Scusami (Malgoni-Perrone-Biri)
04 Nunzio Gallo - Non Ti Ricordi Più (Poggiali-Da Vinci)
05 Giorgio Consolini - Cancello Fra Le Rose (De Paolis-Bertini)
06 Nunzio Gallo - La Più Bella Canzone Del Mondo (Filippini-Mari)
07 Giorgio Consolini - Usignolo (Concina-Martelli-Castellani)
08 Emilio Pericoli - Le Trote Blu (Gelmini-Calcagno)
09 Giorgio Consolini - Onda Marina (Lops-Bernazza)
10 Nunzio Gallo - Per Una Volta Ancora (D'Anzi-Bertini)

martedì 21 febbraio 2012

AA.VV - Sanremo 1973/ Poker A 45 Giri: Decibel/Piergiorgio Farina/Cristina Jorio/Wess /....

Una raccolta sanremese molto particolare questa di stampa greca. Particolare perchè non c'è un solo interprete di questo disco che abbia realmente partecipato all'edizione numero ventitrè. Interpreti che poi si riducono a pochissimi nomi: Jimmy Fontana, Gougoush, I Grag, Alberto Tadini, Nicola Di Bari, Aldo Donati.
Sei nomi per quattordici canzoni: sembra quasi una raccolta degli anni cinquanta.
In Italia uscirono un paio di long playing con le canzoni di Sanremo di cui uno addirittura con brani che con il Festival non c'entravano niente. Questo per dire quanto i discografici non consideravano più un affare la manifestazione canora.
Nel resto del mondo però i dischi legati al nome di Sanremo (che aveva ancora un certo d'appeal) continuavano a venire smerciati. Tanto, lontano dall'Italia, pochi conoscevano la verità e cioè che ormai le classifiche di vendita erano diventate tabù per le canzoni del Festival. E più si andava avanti più sarebbe stato peggio.
Stranamente persino Nicola Di Bari - che è sempre stato un grande professionista - canta fiaccamente e con pochissima voglia la canzone vincitrice.
Jimmy Fontana è totalmente fuori dal suo ruolo in un brano come TU GIOVANE AMORE MIO mentre è perfetto in AMORE MIO e accettabile ne IL MONDO E' QUI, due canzoni più vicini al suo personaggio.
Un irriconoscibile Aldo Donati canta il pezzo che fu di Peppino Gagliardi mentre Gougoush, famosissima cantante iraniana (che dovette scappare quando quel pazzo di Khomeini prese il potere) è perfettamente a suo agio in ogni incisione (molto brava in DA TROPPO TEMPO) sfoggiando anche un buon italiano.
I peggiori in assoluto sono i Grag, di cui non so niente e non sono neanche riuscito a capire se fossero italiani o meno. Un disco che non dovrebbe mancare a chi colleziona materiale riguardante la manifestazione canore più longeva del dopoguerra.
Un grazie a Kurtigghiu per la sua affettuosa collaborazione.

SANREMO 1973
01 Nicola Di Bari - Un Grande Amore e Niente Più (F.Califano-Wright-Faiella)
02 Gougoush - Dolce Frutto (Minellono-Balsamo)
03 Jimmy Fontana - Il Mondo è Qui (Memo Remigi)
04 Grag - La Bandiera Di Sole (Pallavicini-Leali)
05 Gougoush - Mi Son Chiesta Tante Volte (Preti-Guarnieri)
06 Jimmy Fontana - Amore Mio (Minellono-Balsamo)
07 Gougoush - Da Troppo Tempo (Albertelli-Colonnello)
08 Aldo Donati - Come Un Ragazzino (Amendola-Gagliardi)
09 I Grag - Come Sei Bella (Bigazzi-Cavallaro)
10 Jimmy Fontana - Tu Giovane Amore Mio (Pieretti-Monachesi-Gianco-Nicorelli)
11 Gougoush & I Grag - Tu Nella Mia Vita (Lubiak-Arfemo)
12 Gougoush - Una Casa Grande (Lo Vecchio-Villa)
13 Alberto Tadini - L'uomo Che Si Gioca Il Cielo A Dadi (R.Vecchioni)
14 Gougoush - Serena (Musikus-Mescoli)

Avrete saputo dello sfogo di Enrico Ruggeri su Facebook, probabilmente. Ha dichiarato senza tanti giri di parole che il suo disco (LE CANZONI AI TESTIMONI) sta andando al di sotto della media del cantautore. In pratica sta vendendo pochissimo.
Ruggeri è abbastanza sgomento riguardo questi falsi rapporti "d'amicizia" che si instaurano sui social network: tutti amici di tutti ma alla fine a nessuno gliene frega nulla dell'altro. Chiunque chiede l'amicizia del cantante o del personaggio famoso (o pseudo) tanto per incrementare il bottino del numero di (pseudo) amici ma la cosa finisce lì. Difatti il cantautore domanda coma mai tanta gente è propensa a dialogare con lui tramite Facebook o Twitter e poi nessuno o quasi ha l'interesse di ascoltare le sue canzoni. Ma che rapporto è? E difatti, caro Enrico, che rapporto puoi pretendere da persone che non ti conoscono ma ti chiedono l'amicizia tanto per dire "io sono amico di Enrico Ruggeri (omettendo di terminare con "su Facebook")?
Pensi che questi solo per averTi chiesto l'amicizia (non costa niente, solo un click col mouse) sborsino poi 10-15 euro per comprarti il cd? Qualcuno forse lo farà ma il 99% no, casomai se lo scarica. Amici sì, ma non al punto di spendere i soldi per te. Cosa credevi? Che fossero amici per davvero? Si dice "amicizia" e non ci si sofferma a chiedersi che è una parola troppo impegnativa per la maggior parte di noi, specialmente se nasce su falsi miti come Facebook. E poi Ruggeri non si è chiesto se poteva interessare riascoltare i suoi "classici" con nuovi arrangiamenti e con l'ausilio di personaggi che con lui c'entrano poco come Marta Sui Tubi, i Linea 77, Dente e Bugo. Passando al post prettamente musicale, CONTESSA è il titolo della canzone che i Decibel portano al Sanremo 1980 e si dice sia stata dedicata a Renato Zero.
Piergiorgio Farina è' il cugino di Milva e dopo gli studi di violino classico e di gavetta fatta nelle balere, approda al Sanremo 1968 dopo qualche fugace apparizione a Settevoci. In coppia con Orietta Berti porta TU CHE NON SORRIDI MAI. Voce "da liscio", foga e voglia di sfondare. Non ci riuscirà completamente come cantante (nonostante alcuni passi salienti come il long playing PICCOLO CABOTAGGIO del 1971) ma sfonderà negli anni settanta come violinista ed esecutori di successi del momento ed evergreen, incidendo parecchi trentatrè per la Produttori Associati. Sul retro la celebre canzone anni '40 AMORE BACIAMI, con un arrangiamento rhythm'n'blues da balera romagnola.
DECIBEL
01 Contessa (Muzio-Ruggeri) (1-1980)
02 Teenager (E.Ruggeri) (1-1980)
PIERGIORGIO FARINA
01 Tu Che Non Sorridi Mai (Terzi-Sili) (Sanremo 1968)
02 Amore Baciami (Testoni-Nisa-Rossi) (2-1968)
Cristina Jorio, cantante romagnola scoperta da Giovanni D'Anzi, interpreta E' VERO e A COME AMORE, due successi del decimo Festival della Canzone a suo modo. E cioè da tipica cantante degli anni cinquanta con venature jazz e swing. Non siamo dalle parti di Jula De Palma (forse troppo moderna nella sua pur classica impostazione vocale) ma poco ci manca. Bella voce, senza nessuna sbavatura e senza farsi tentare dal voler cavalcare l'onda delle "urlatrici". E' VERO cantata da lei è diverso da tutte le altre versioni. E sì che ne conosciamo a tonnellate: da Mina a Carla Boni, da Silvia Guidi a Rosanna Carteri. Lo stesso dicasi per A COME AMORE, canzone di Bruno Martino che ha avuto tante interpretazioni (Fausto Cigliano, Gloria Christian, Paula, Wilma De Angelis etc.)ma alla quale la Jorio regala un tocco prettamente personale. Singolo non italiano ma di stampa tedesca per una cantante che ha partecipato al Sanremo del 1958.

Wess Johnson, uno dei preferiti di questo blog. Grandissimo dal vivo, più che piacevole su disco. Wess si presenta a questo 1968 appena sbocciato con la sua versione di DEBORAH, canzone di grande successo che rimarrà in classifica per molto tempo, soprattutto nella versione di Fausto Leali. Wess la incide ancora prima che diventasse un successo. La Durium fa scegliere ai suoi cantanti, in base alle capacità di rendimento, i brani non dell'etichetta partecipanti al Festival per un eventuale raccolta sanremese (che poi non vedrà la luce). Wess cosa poteva scegliere se non DEBORAH? Sul retro, un brano molto tranquillo firmato da Sergio Centi, in stile anni cinquanta ma con una carica alla Otis Redding.
CRISTINA JORIO
01 E' Vero (Nisa-Bindi) (1960)
02 A Come Amore (Brighetti-Martino) (1960)
WESS
01 Deborah (Pallavicini-Conte) (3-1968)
02 Ritornerò (Sergio Centi) (3-1968)

domenica 19 febbraio 2012

Fred Buscaglione & I Suoi Asternovas - Dall'Ottavo Festival Della Canzone (1958)


Va bene, è finito Sanremo ma nonostante chi scriva non se lo sia "filato di striscio" per un nano secondo, prometto solennemente di continuare con i post a riguardo. Anche perchè - almeno fino a metà marzo - siamo ancora sotto l'onda d'urto. E' capitato che alcuni successi sanremesi si siano scontrati nelle classifiche con le canzoni che poi sarebbero state le regine dell'estate (pensiamo ai casi di ANDAMENTO LENTO, LA PRIMA COSA BELLA, MIELE, GLI OCCHI DI TUA MADRE, LINDA BELLA LINDA etc.) Quindi, gli appassionati possono stare tranquilli.
A cominciare da stasera, con questo venticinque centimetri di Buscaglione ricavato da un Ep uscito a marzo del '58 e da altri quattro successi del nostro.
A raccontarcelo sarà Orlando così come ad illustrarcelo s'è impegnato Imbro.


Spenti i riflettori su un Sanremo gonfiato da inutili polemiche che, come al solito, riempiranno le pagine dei giornali e i talk show per le prossime settimane, ci tuffiamo a corpo morto nel passato ricordando volutamente uno che a Sanremo non c'è mai stato, anche perché nella sua breve vita non ne ha avuto l'opportunità.

Anche Fred Buscaglione tuttavia, come molti altri cantanti dell'epoca, prende a pretesto il Festival di Sanremo per interpretarne a suo modo quattro dei brani presentati nel 1958 e li pubblica su una delle due facciate di questo 25 cm, riservando l'altra facciata a quattro brani del suo repertorio. Su Buscaglione è già stato detto tutto: sappiamo dei suoi esordi nel dopoguerra come contrabbassista nelle orchestre torinesi da ballo, del suo amore per il violino, per la tromba e per il jazz, della sua gavetta nei locali di tutta Europa prima di diventare famoso in Italia con la parodia del «duro» e con le sue canzoni ispirate alle atmosfere notturne e fumose dei film americani: Che bambola, Whisky facile, Che notte!, Il dritto di Chicago.

Ma Buscaglione non era solo cabaret: i lunghi anni di esperienza nei locali gli avevano permesso di acquisire una enorme versatilità e la capacità di interpretare ogni genere di musica: dalla melodia all'italiana ai temi da film, dalla canzone sentimentale al siparietto comico. E anche in questo 33 giri ricercatissimo dai collezionisti, Fred si conferma capace di rendere in modo assolutamente personale anche pezzi di successo come Nel blu dipinto di blu, che in quell'anno si aggiudicò centinaia di cover visto che, oltre ad aver vinto il Festival di quell'anno, entrò nelle classifiche discografiche di tutto il mondo, Stati Uniti in testa. Le altre tre canzoni della prima facciata erano state interpretate a Sanremo da Natalino Otto e da Gino Latilla, artisti che sicuramente Buscaglione sentiva più vicini alla sua vena di interprete. Latilla poi fu addirittura determinante per il successo di Fred quando lo introdusse nello show business scegliendo un brano composto da lui, Tchumbala-bey. Tra l'altro Nel blu dipinto di blu era uscita anche come singolo, con sull'altra facciata una scanzonata versione di Cos'è un bacio, introdotta da un parlato di circa un minuto, una ingenua parodia di "Lascia o raddoppia".

La seconda facciata del disco contiene quattro inediti, tra cui la celebre Eri piccola così, l'unica di questo disco firmata da Leo Chiosso. Eri piccola così ebbe grande successo all'epoca ma nessuno pensava che sarebbe stata destinata a diventare un classico, forse la canzone più famosa dell'intero songbook dell'artista torinese.
Anche le altre tre non sono comunque da buttare via: Vocca rossa e Cocco bello, entrambe arrangiate a tempo di shuffle, e Vecchio boxeur, un blues lento.

Quando domani sera Bruno Vespa tornerà sugli schermi RAI in crisi di astinenza per riappropriarsi dello spazio occupatogli dal Festival, magari parlando proprio delle prediche di Celentano, spegnete la TV e ascoltate invece questo disco... uno splendido antidoto alla noia televisiva, vi assicuro.

Sono solo parole...
Orlando

DALL'OTTAVO FESTIVAL DELLA CANZONE (1958)
01 Nel Blu Dipinto Di Blu (Volare) (Migliacci-Modugno)
02 Non Potrai Dimenticare (Mangoni-Pallesi)
03 Fantastica (Bentivoglio-Gori-Costanzo)
04 Cos'è Un Bacio (Boneschi-Rovi)
05 Vocca Rossa (Lojacono Gentile)
06 Cocco Bello (Filibello-Di Paola)
07 Vecchio Boxeur (Baima-Besquet-Maghini-Costanzo)
08 Eri Piccola Così (Chiosso-Buscaglione)

giovedì 16 febbraio 2012

Sonia - Non C'è Che Lui (Sanremo 1969)/AA.VV - Sanremo 1967 (Derby)

Una delle ultimissime canzoni ad essere stata incisa da chi l'avrebbe poi portata al Festival. Fino a dieci giorni prima c'era l'incognita su chi avrebbe fatto coppia con Sonia (Natali). Dopo tanto cercare si apre lo spiraglio per Armando Savini che pensava ormai di non far parte del cast sanremese nonostante la buona riuscita del suo disco estivo PERCHE' MI HAI FATTO INNAMORARE. Non perchè non lo volessero, ma perchè pieno di dubbi e di paure.
La canzone scritta da Marisa Terzi e Carlo Alberto Rossi era forse un pò troppo raffinata per una kermesse - quell'anno - piena zeppa di canzoni valide ma "popolari" dal punto di vista della costruzione musicale.
Sonia fa meglio di Savini ma non basta. Vengono esclusi.
La canzone, come si sa, verrà incisa da Mina e Tom Jones.
SONIA
01 Non C'è Che Lui (M.Terzi-C.A.Rossi)(Sanremo 1969)
02 Due Mani Due Ali (Pallavicini-Massara) (1969)

Non ho visto il festival. E neanche m'è capitato di imbattermi in qualche immagine in diretta. Non è molto uan cosa difficile se decidi di evitarlo e di fare dell'altro.
Ma non sono riuscito a scansare le inevitabili e scontatissime polemiche dovute alla performance di Celentano. Quello che penso sul personaggio mi pare di averlo scritto su un recente post nello spazio dedicato ai commenti (proprio perchè tirato in ballo)Quindi eviterei ulteriori approfondimenti sull'argomento. Mentre invece vorrei riuscire a capire come sia possibile che due patetici imbecilli come Paolo e Luca (si chiamano così? non m'interessa neanche verificare l'esattezza dei loro nomi in quanto li reputo esseri assolutamente inutili) a leggere i giornali, si siano macchiati di torpiloquio ad oltranza senza che nessuno li cacciasse a calci in bocca dal palco. Sarà che i cosiddetti "comici" dell'ultima generazione più che scatenarmi il buonumore mi scatenano una sana violenza nei loro confronti..e quindi li scanso.
Ma anche da "scansati" ne sento parlare non per la loro eventuale simpatia (come dovrebbe essere) ma per la loro sboccataggine. Non so cosa abbiano detto e non me ne importa niente però mi sarebbe piaciuto fossero stati accompagnati alla porta dopo una sonora ripassata da parte della security.
Invece così non è stato e mi pare che gravitino ancora lì intorno. Vabbè, peggio per chi li guarda. Al TG1 ho visto il servo deforme (Mollica) che aveva accanto il fallito di turno (Finardi) e quello sketch ambulante che risponde al nome di Arisa. Non ho mai capito se ci fa o ci è, nonostante l'abbia conosciuta (veramente neanche sapevo fosse lei quando me l'hanno presentata). Una così non può essere normale. Però in quest'epoca dove l'anormalità ha il sopravvento (in tutti i campi) ci sta bene anche un bozzetto che sembra uscita da un numero di Frigidaire.
E sapete come ho passato (parzialmente) la serata di ieri? Guardando un film che non oserei definire "disturbante": LA PELLE CHE ABITO. Ma forse il disturbato è proprio Almodovar (il regista del film) angosciato dalle forti turbe sessuali della sua infanzia che continuano a fare capolino in ogni film. A parte il finale banale, non mi è sembrato neanche un bel film. Più che altro lo definirei una visione onirica del povero Pedro che probabilmente sognava di nascere donna mentre invece sembra l'orco delle favole.
Ho chiacchierato abbastanza di cose assolutamente off topic. Qui bisognerebbe parlare di Sanremo 1967 ma ho esaurito lo spazio. Per stasera ,un'altro disco della Derby dove troviamo la CGD e la CBS al gran completo più le sussidiarie Musicor, Scepter, Festival etc.
A proposito di ascolti: nell'edizione precedente a questa, quella del 1966, incollati allo schermo c'erano ben 52 milioni di spettatori. Praticamente l'Italia intera. In Europa e nelle Americhe del sud ben 250 milioni.
E Celentano in quell'occasione, si limitava a cantare.
P.S. Un grazie a Kurtigghiu per la grafica e a Warlock che ha rimesso mano al mixer anche in quei casi dove aveva già prestato la sua opera (Faithfull, Pitney e Warwick)

SANREMO 1967
01 Caterina Caselli - Il Cammino Di Ogni Speranza (U.Napolitano)
02 Riki Maiocchi - C'è Chi Spera (Panzeri-Pace-Colonnello)
03 Betty Curtis - E' Più Forte Di Me (Del Monaco-Polito)
04 Johnny Dorelli - L'immensità (Don Backy-Mogol-Mariano)
05 Mario Tessuto - Cuore Matto (Ambrosino-Savio)
06 Les Surfs - Quando Dico Che Ti Amo (Testa-Renis)
07 Vittorio Paltrinieri - Non Pensare a Me (Testa-Sciorilli)
08 Gene Pitney - Guardati Alle Spalle (Beretta-Pace-Panzeri-Monaldi)
09 Gene Pitney - La Rivoluzione (Mogol-Soffici)
10 Marianne Faithfull - C'è Chi Spera (Colonnello-Pace-Panzeri)
11 Tony Del Monaco - E' Più Forte Di Me (Del Monaco-Polito)
12 Les Compagnons De La Chanson - Io Tu E Le Rose (Pace-Panzeri-Brinniti)
13 Vittorio Paltrinieri - Dove Credi Di Andare (Endrigo)
14 The Happenings - Quando Vedrò (Terzi-C.A.Rossi)
15 Dionne Warwick - Dedicato All' Amore (Carraresi-Testa-Pace)

lunedì 13 febbraio 2012

Giovanna - Ho Passato Un Brutto Inverno (1973)

"Ho Passato Un Brutto Inverno" : sembra la sintesi di questo febbraio freddissimo.
A parte che preferisco di gran lunga il freddo al caldo (dal quale è quasi impossibile difendersi) ma io in un paesaggio come questo presentato nella copertina del disco ci starei vita natural durante. Terminati i convenevoli del caso, passo immediatamente la palla ad Orlando che ci illustra un disco di Giovanna Nocetti, della quale stiamo presentando mano a mano la discografia.
Un ringraziamento a Kurtigghiu per la sua costante (e rassicurante presenza) nel blog.

Mi è capitato qualche settimana fa, in occasione della Fiera del disco di Pordenone, di conoscere Denis Padovani, un imprenditore che ha scommesso sul disco da collezione e che ha attualmente in mano le sorti di un'etichetta che pubblica su CD rarità mai ristampate. A lui è pervenuta tempo fa la richiesta di un appassionato che desidererebbe riportare alla luce i primi album di Giovanna, mai ripubblicati su CD, ma Padovani è scettico sulla possibilità che queste chicche possano poi trovare acquirenti. Perciò, insieme al Vampiro, mi è venuta l'idea di riproporre, dopo una lunga pausa durata tre anni, un disco di Giovanna, per la precisione il secondo dei suoi tre long playing usciti sotto etichetta Ariston, con l'intento di risvegliare nei nostri lettori, anche quelli occasionali, la curiosità nei confronti di un'artista che, pur avendo lavorato con continuità dagli anni settanta ad oggi, è uscita dal cono dei riflettori.

Anche in Ho passato un brutto inverno, come nel primo album, c'è un team di autori che lavora con Giovanna e che, oltre a offrirle brani inediti, le propone versioni italiane di brani stranieri interessanti e poco ascoltati. Tutti comunque ricordano Il fiume corre, l'acqua va, il singolo di maggior successo tratto dall'album, semifinalista al Disco per l'Estate 1973. La canzone è scritta da Gerardo Carmine Gargiulo, al quale si deve anche il primo successo di Giovanna, Io volevo diventare. Non mancano tuttavia prestigiose firme internazionali, come quella dei fratelli Gibb, di Elton John, Gerry Rafferty e quella di uno sconosciuto giovane fiammingo, Ignace Baert, che a casa sua aveva ottenuto un grande successo con una canzone, More than sympathy, che Giorgio Calabrese traduce come Più di tutto il bene.

La più bella canzone dell'album tuttavia resta secondo me Questo amore un po' strano, molto trasmessa dalla radio all'epoca e proposta da Giovanna anche nella Canzonissima meno vista della storia televisiva, quella che andò in onda la domenica pomeriggio nell'autunno 1973 tra le contestatissime misure per l'austerity. Nonostante l'arrangiamento indovinato e la bella interpretazione di Giovanna, il 45 giri che conteneva il brano non ebbe il successo sperato.

Un album da recuperare, quindi, e che varrebbe la pena rivedere in giro in formato CD per la gioia non solo dei nostalgici, ma anche degli appassionati di buona musica italiana. Oltre a ringraziare i miei due partner per questo recupero, desidero salutare anche Giovanna, che so che ci legge, e farle i miei personali complimenti per la passione e l'impegno con cui ha sempre gestito la sua carriera.

A risentirci dopo Sanremo

Orlando

HO PASSATO UN BRUTTO INVERNO
01 Questo Amore Un Pò Strano (Iozzo-Capotosti-Gilibert)
02 Il Fiume Corre e L'acqua Va (Gargiulo-Guarnieri-Ricchi)
03 A Tutti Quanti (To Each And Everyone) (G.Calabrese-G.Rafferty)
04 Ricordo Di Un Amore (Dearest) (Snoopy-Naps-B.R.M.Gibb)
05 Shalom Shula Shalom (Favata-Rendall-Rozenstraten-Vasco)
06 Mi Sto Inventando Un Mondo (Coppola-Favilla-Esposito)
07 Dolci Fantasie (G.C.Gargiulo-Ricchi)
08 La Grande Risposta (A.Genovese)
09 Quanto Amore (A. e C.La Bionda)
10 Ma Tu Chi Sei (Bad Side Of The Moon) (M.Piccoli-Taupin-E.John)
11 Più Di Tutto Il Bene (More Than Simpathy) (G.Calabrese-J.Baert)
12 Canzone Di Un Inverno (B.Lauzi-Ipcress)

martedì 7 febbraio 2012

Sanremo 1965 (Derby)/Riccardo Azzurri/ Elisabetta Viviani/ John Blackinsell - Le Canzoni Finaliste Del XXIV Festival Di Sanremo

Giovedì 28 gennaio comincia il 15° Festival di Sanremo. Dopo il boom dell'anno precedente (una montagna di dischi venduti tra Bobby Solo, Gigliola Cinquetti, Paul Anka e Gene Pitney) ci si aspetta perlomeno il bis se non raddoppiare la posta. Ma non tutte le ciambelle eccetera eccetera.
Questo quindicesimo Festival parte con un "leggero" handicap: la defezione della RCA. La casa discografica romana aveva già fatto i suoi conti e cioè inviare a Sanremo una nutrita schiera di big e giovani. Tra questi Paul Anka, Alain Barriere, Dalida, Gino Paoli e Neil Sedaka ai quali affiancare altri cantanti giovani e meno noti per farli conoscere al pubblico (Riccardo Del Turco, Pierfilippi, Dino, Louiselle) alla stregua di quanto praticato dalle altre case discografiche.
Gli organizzatori decidono però che i posti disponibili per la RCA sono solo tre. I dirigenti hanno un mancamento: da sola, la RCA fattura il 60% degli introiti nazionali legati alla vendita dei dischi e Gianni Ravera si permette di farci i conti in tasca? Come a dire che ad un party dato da Camilla, Elisabetta non può parteciparvi. Viene inviato un ambasciatore che presenta un aut aut: o tutti e sei i nostri cantanti o nessuno. Risultato: nessuno.
Comincia la guerra: la RCA promette un controfestival negli stessi giorni di Sanremo, gli organizzatori vogliono assolutamente venga teletrasmesso dopo il 30 di gennaio. Al Cda della Rai perviene un comunicato ufficiale da parte della AFI (Associazione Fonografici Italiani) con la minaccia di non programmare nei palinsenti lo spettacolo della RCA (che avrebbe incluso tutto lo stato maggiore canoro della casa) altrimenti... ci arrabbiamo! Poi si viene a sapere che l’AFI non ha inviato nessun documento ufficiale sebbene la carta intestata utilizzata sia la loro. Dieci giorni prima del Festival, quattro case discografiche, e cioè la Decca, La Voce Del Padrone, la Durium e la Phonogram, che hanno a Sanremo i loro cantanti e le loro canzoni, inviano una lettera al solito consigliere chiedendo che la radio e la tv non trasmettano integralmente la manifestazione.
La motivazione è : quando il Festival era organizzato direttamente dalla Rai era sì un mezzo utile per l’industria discografica ma con il tempo si è trasformato in un’iniziativa al servizio di alcuni editori. E per questa ragione alle suddette case discografiche pare ingiusto che alcuni personaggi approfittino dell’appoggio dei mezzi messi a disposizione dalla Rai. In più si critica l’acquisto del cantante Fred Bongusto da parte della Fonit Cetra per conto dell’IRI e a spese del contribuente. Caos totale. Quando l’elenco ufficiale dei partecipanti al quindicesimo Festival rivela l’assenza dei cantanti RCA, la casa dirama un documento nel quale si lamenta che alcune case discografiche ed editrici siano rappresentate in maniera sproporzionata rispetto alla loro attività sul mercato.
A Giuseppe Ornato, presidente della RCA, risponde Gianni Ravera che accusa la casa di Via Tiburtina di aver sempre cercato di boicottare il lavoro di selezione anche negli anni precedenti, andando a ritroso nella storia dei rapporti tra il Festival e la casa romana e che - Ravera - non aveva mai promesso l’inclusione di cinque sue composizioni nella lista della 24 canzoni (gli interpreti sono 44 perché alcuni cantanti stranieri sono in gara con più canzoni come I Minstrels e Timi Yuro, Gene Pitney e Jody Miller). Tale promessa non poteva essere fatta per non venire meno ad un giusto criterio distributivo che tiene conto degli interessi degli editori e dei discografici senza privilegi di sorta. Discorso che non farebbe una piega se non si sapesse delle manovre e dei maneggi che c’erano, ci sono e ci saranno dietro Sanremo. Ma allora come mai la CGD/CBS ha 11 artisti e dodici canzoni? Perché la Ricordi ne ha sette? Perché la SAAR ne ha sei? Se la giustizia distributiva di Ravera fosse stata reale, la RCA, che assorbe il 60% del mercato, avrebbe dovuto essere la prima in assoluto tanto più che le loro cinque canzoni, tenendo conto delle distribuzioni discografiche, si sarebbero ridotte a quattro visto che LA VERITA’ di Paul Anka e NON BASTA SAI di Neil Sedaka appartengono per metà ad altre case... Senza contare che l’Ariston, casa editrice musicale divenuta discografica da pochissimo, per meglio amministrare le proprie composizioni ha ben tre posti assicurati. Quinsi, se si concedono tre posti ad una casa appena nata e se ne negano cinque alla RCA c’è sicuramente qualcosa di fondo che non va.
Ravera taglia corto sentenziando che Sanremo è come Roma-Lazio: se i campioni ci sono, bene. Comunque sia il pubblico ci va lo stesso. Conclude dicendo che ormai cantanti come Paul Anka e Neil Sedaka, nella loro patria non sono più nessuno. Forse sarà vero, ma allora perché far venire una cantante ormai in caduta come Connie Francis o un reperto archeologico come Joe Damiano o tanti altri di questa edizione che sono veramente dei signor nessuno? Dei nomi? Il giamaicano Hoagy Lands o il tedesco Bernd Spier. Di Hoagy Lands tutti sono concordi nel dire che la sua felicità la trovava ogni sera davanti ad un bicchiere di whisky. I suoi discografici lo marcavano stretto e la fine del Festival deve essere stata per lui (e per i discografici stessi) una liberazione.
Qui troviamo tutto il plotone CGD/Derby con l'aggiunta della Musicor, Galleria Del Corso, Festival, MGM (legate alla Compagnia Generale Del Disco per distribuzione).
In più l'italianissimo Mike Clark che interpreta (come peggio non poteva fare) SE PIANGI SE RIDI e IO CHE NON VIVO (SENZA TE), due canzoni che insieme a LE COLLINE SONO IN FIORE sono le più vendute di questa edizione.
I sei milioni di dischi del '64sono comunque un ricordo sbiadito.
Grazie ad Imbro che è tornato con vigore e slancio a collaborare con il blog.
Non si sa per quanto, ma per adesso è con noi.
SANREMO 1965 (DERBY)
01 Gene Pitney - Amici Miei (Colonnello-Palavicini)
02 Betty Curtis - Invece No (Pallavicini-Leoni)
03 Hoagy Lands - Ti Credo (Gagliardi-Amendola)
04 Vittorio Inzaina - Si Vedrà (Lentini-Gentile)
05 Ito Yukari - L'amore E' Partito (Cardile)
06 Mike Clark - Io Che Non Vivo (Donaggio-Pallavicini)
07 Bruno Lauzi - Il Tuo Amore (Lauzi)
08 Connie Francis - Ho Bisogno Di Vederti (Ramsete-Ciampi)
09 Gigliola Cinquetti - Ho Bisogno Di Vederti (P.Ciampi-F.Monaldi)
10 Les Surfs - Si Vedrà (Lentini-Gentile)
11 Vittorio Inzaina - Cominciamo Ad Amarci (Mescoli-Pallavicini)
12 Hoagy Lands - Io Non Volevo (Reverberi-Leva)
13 Ito Yukari - L'amore Ha I Tuoi Occhi (Kramer-Pallavicini)
14 Johnny Tillotson - Non A Caso Il Destino Ci Ha Fatto Incontrare (Rossi-Antartide)
15 Mike Clark - Se Piangi Se Ridi (Marchetti-Satti-Mogol)
16 Gene Pitney - I Tuoi Anni Più Belli (Polito-Mogol-Gaspari)


Il bello di questi post in continuo cambiamento è che il giorno dopo, per far spazio ad un'altra copertina, cambierà anche la disposizione delle precedenti.
Domani i due singoli lasceranno la ribalta novità e diventeranno come le figurine della Panini delle squadre di serie B: due calciatori a figurina.
Almeno, così era quando l'album lo facevo io.
Riccardo Azzurri è un cantautore fiorentino che - a dar retta alle sua biografia (vabbè, diciamo scheda analitica che è più sensato) ha fatto parto del gruppo degli Extra - quello prodotto da Baglioni - anche se in foto non appare (ma questo potrebbe non significare nulla. Si presenta a Sanremo 1983 con una canzone che ha una melodia molto accattivante ed un testo che al confronto Pupo e Malgioglio sono Jacques Prevert. Però il brano si fa ascoltare e si appiccica alle orecchie e lui è parecchio furbetto, con mossette e ammiccamenti degne dello Stefano Sani dell'anno precedente. Anche se non gli va altrettanto bene.
Mi ricordo che quando lo vidi in tv pensavo fosse il fratello di Gianni Nazzaro (difatti cantava anche lui ma si chiamava Maurizio Nazzaro).

Per rispondere a Carmelo che si chiede se " davvero pensano che la gente creda che il "potere" tema quel vecchio rincitrullito?" parlando di Adriano Celentano io rispondo che il potere così come lo chiama lui in questo periodo è palesemente nelle mani dei magistrati. Sono loro il vero potere, l'unico davvero intoccabile in Italia. Se si pensa alla levata di scudi unanime quando Monti ha detto di voler mettere mano alla legge comunitaria che modifica le norme sulla responsabilità civile dei magistrati, lì si che si capisce dov'è la potenza e la sfrontatezza unite in un'unica casta.
"Loro" non devono pagare mai, anche se mettono dentro un innocente e gli rovinano la vita, anche se perseguitano per motivazioni politiche un libero cittadino, anche se lasciano fuori un delinquente e questi uccide altre persone. "Loro" sono gli unici giudici della nostra vita soppiantando anche Dio con un colpo di mano (sono gli stessi che non vorrebbero i crocefissi in aula).
Con quanta superbia ed arroganza (ed impunità), ci è anche difficile soltanto immaginarlo.
Per tornare a Celentano potremmo usare la parola "servo opportunista. Non è più neanche un cantante. C'è stato un tempo in cui era cantante, attore, artista completo anche se di dubbio gusto. Ma lo era. Poi il tracollo e dopo quattro anni il disco (orribile!) con Mina, che gli è servito a risalire la china. Canzoni così brutte e ordinarie che non si sentivano da tempo. Ma alla "massa" (che Dio ce ne scampi e liberi!) piacque. Ha 74 anni e dopo essere stato missino, poi democratico cristiano, feroce contro gli scioperi dell'autunno caldo, contro la sinistra, contro la civiltà del progresso,contro il divorzio, fanaticamente religioso etc. etc. ora si deve pur inventare qualcosa per rimanere a galla. Mi fa pena. E' morto e non se ne rende conto.
Sanremo dura una settimana: il giorno dopo è come se non fosse mai esistito.
Milioni di euro gettati per uno spettacolo che bene che vada non raggiunge neanche l'audience di una puntata qualunque di un Sanremo degli anni ottanta (non parlo di prima perchè c'era solo la Rai). Preferirei non parlarne affatto, così come sono certo che non ne vedrò neanche un fotogramma evitando perfino i vari TG.
Per tornare al post di stasera (che con il singolo di domani completerà l'ambo a 45 giri) Elisabetta Viviani si presenta al 32° Festival di Sanremo con un discreto nome nel mondo dello spettacolo e in quello della cronaca rosa. C'E' è una canzone molto effervescente, banale ma funzionale. Alla Viola Valentino del periodo. Ottiene un discreto successo ed è comunque la sua unica apparizione della sua carriera al Festival.
Il 1982 continua ad essere il mio Sanremo preferito (testa a testa con l'81)
RICCARDO AZZURRI
01 Amare Te (R.Azzurri) (1983)
02 Vento Di Terra Vento Di Mare (R.Azzurri)
ELISABETTA VIVIANI
01 C'è (Balducci)
02 Un 48 (Piccoli-Pareti)

Questa sera comincia una triade sanremese che ci accompagnerà fino a venerdì. Dischi strumentali, raccolte e singoli che hanno come tema "Sanremo", un tema che ci terrà compagnia per la quasi totalità del mese di febbraio. A chi non piace il soggetto può consolarsi considerando che in fondo questo blog non si occupa mai di manifestazioni fuori stagione. Per cui Sanremo, Festivalbar, Disco Per L'Estate o Cantagiro rivivono qui sopra solo nel periodo spazio-temporale della loro esistenza terrena.
Il disco di stasera è già particolare di per sè: una raccolta sanremese, perlopiù strumentale, in un periodo che quasi ci mancava poco on uscissero neanche i dischi della rassegna! Ma il mercato del disco (nonostante la crisi iniziata nella primavera del 1970) era ancora ricettivo e le fasce d'acquisto molteplici; quindi si presuppone che un prodotto del genere potesse essere acquistato dal 35-40 enne dell'epoca, lo stesso che in macchina aveva la cassetta di Fausto Papetti.
Per di più, è un disco a medio prezzo (anzi, basso), di quelli che si vendevano nei mercatini o alla Standa. E' un Joker, tanto per capirsi. E a suonare le quattordici canzoni finaliste di un Festival che nonostante il buon cast è stato visto da poche persone, è John Blackinsell, uno delle colonne portanti della serie "Hit Parade" e della Saar stessa. Non so quale sia il vero nome ma potrebbe essere lo stesso Battaini (butto lì a caso). Diciamo che l'orchestra questa volta non s'è sprecata molto. Esecuzioni generalmente piatte tranne in alcuni pezzi: molto probabilmente un disco fatto in pochi giorni (se non addirittura ore). Mi piace molto l'intro di SENZA TITOLO che ricorda da vicino un interludio di Chopin. Grazie a Kurtigghiu per l'ennesima "magia".
LE 14 CANZONI FINALISTE DEL XXIV FESTIVAL DI SANREMO
01 Questa è La Mia Vita (Beretta-Modugno-Suligoj)
02 Monica Delle Bambole (Beretta-Suligoj)
03 A Modo Mio (Baglioni-Coggio)
04 Senza Titolo (Pallavicini-Ferrari-Mescoli)
05 Innamorati (Beretta-F.& M.Reitano)
06 Ciao Cara Come Stai (Daiano-Dinaro-Janne-Malgioglio)
07 Ah L'amore (Capelli-Lombardo-Sebastianelli)
08 Sole Giallo (Piccoli-Donaggio)
09 Un Po Di Coraggio (Mancino-Pieretti)
10 In Controluce (Limiti-Carrisi)
11 Mon Ami Tango (Pace-Panzeri-Pilat-Conti)
12 Occhi Rossi (Pilat-Panzeri-Pace-Conte)
13 Il Matto Del Villaggio (Migliacci-Mattone-Pintucci)
14 Se Hai Paura (Soffici-Guantini-Albertelli)

domenica 5 febbraio 2012

Vasso Ovale - Le Mie Canzoni


Prima di lasciarvi al post di Orlando che sicuramente farà felice più di una persona, volevo aggiungere l'ultima (spero) perla del Tg sulla neve, questa volta a Cesenatico. Tale Gianluigi Armaroli del TG5, con fare drammatico, urlando fino allo spasimo al microfono neanche fosse Umberto Nobile al Polo e con espressione corrucciata, ha definito la neve "l'inferno bianco".
Rulli di tamburi. Più che una definizione sembra il titolo di un film di quelli con Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson. E allora ho pensato: c'è gente che getta in mare i cani come esca per gli squali. L'idea sarebbe di salvare i poveri cani incolpevoli e dare in cambio a queste persone dei giornalisti tirati a sorte quotidianamente tra le varie testate periodiche e le televisioni.In questo modo potrebbero essere finalmente utili per qualcosa. Senza contare la vivisezione.
Ok, vi lascio al post di Orlando e alla grafica di Kurtigghiu.


La storia di Vasso (Basilio) Ovale è strettamente legata a quella di suo
padre, polistrumentista e compositore di talento. Originario dell'isola di
Corfù, Achille Ovale aveva studiato al locale conservatorio diplomandosi in
tromba, ma suonava con altrettanta competenza il piano, il violino e la
chitarra. Trasferitosi in Italia alla fine della guerra, si introdusse
facilmente nel mondo della musica e nel giro di alcuni anni debuttò egli
stesso con una propria orchestra. Il primo contratto importante per
l'orchestra Ovale arriva nel 1955, quando per un'intera estate suonò al
«Marinella» di Nervi. Qualche anno dopo, Achille debuttò alla RAI
accompagnando alla prima apparizione televisiva Umberto Bindi, e
partecipando a diverse puntate radiofoniche di "Varietà
internazionale"
. Una sua canzone, La mia donna, fu scelta da
Achille Togliani nel 1960 e a questo successo ne seguirono altri:
Esistere, Piango, Vorrei svegliarmi accanto a te. Negli
stessi anni il figlio Vasso, sotto la sua supervisione, partecipava ai
concorsi canori per dilettanti, fino ad arrivare nel 1963 alla Ribalta per
Sanremo, dove finalmente venne notato dalla Pathé e messo sotto contratto.

Del marzo 1963 è il primo disco di Vasso, una cover della famosa
Sherry dei Four Seasons. Si trattava di una canzone banale fatta con
i soliti accordi del giro di do, ma nella versione originale aveva
spopolato in tutto il mondo soprattutto grazie alle armonie vocali del
gruppo e al falsetto di Frankie Valli, leader del gruppo. Niente di tutto
questo nella versione italiana, dove forse per economizzare
sull'arrangiamento si scelse proprio di eliminarli e di liquidare il tutto
con un banale overdubbing della voce solista. Questo equivaleva a
farla diventare una canzone uguale a mille altre e in definitiva a
decretarne l'insuccesso commerciale. Sulla facciata B c'era un cha cha cha
del maestro Ovale, un pezzo forse più interessante di Sherry. In
Esisti tu, questo il titolo, si sente chiaramente l'influenza dello
stile di Peppino di Capri, in quel periodo vendutissimo e imitatissimo, e a
tratti sembra quasi di sentir cantare il giovane Peppino con i suoi primi
Rockers.

In tarda estate l'inaspettato boom arrivò con il secondo 45 giri,
Pietà, regalando al diciottenne Vasso un momento di grande attenzione
e popolarità. Gettonatissimo nei juke box, dove risuonava magnificamente
grazie al giro di basso messo in primo piano dall'arrangiamento di Elvio
Favilla, per anni quando non c'era ancora internet sono rimasto convinto che
si trattasse di una cover di Burt Bacharach e mi sono dannato per cercare
quale fosse il titolo originale del pezzo, fino a scoprire che si trattava
di un inedito firmato da Soffici. Ancora una volta, in facciata B, un brano
di Ovale: Amami subito, questa volta un twist.

L'onda lunga di Pietà, che rimase per circa sei mesi nella classifica
di Sorrisi e Canzoni, ritardò l'uscita del singolo successivo, che
finì per slittare alla primavera 1964. Non ti cerco più e Con me
vivrai l'estate
, entrambi firmati da Ovale questa volta con Leo Chiosso
come paroliere, erano chiaramente destinati alla diffusione estiva nei juke
box, con arrangiamenti e ritmiche fin troppo somiglianti al precedente
Pietà.

Alla fine del 1964 esce un altro 45 giri con due cover: una di Here comes
the night
,firmata da Doc Pomus e Mort Shuman e lanciata da Ben E King,
l'altra di I'm so lost firmata da Ted Cooper e Carl D'Errico e
interpretata da Major Lance. Due belle canzoni anche arrangiate e adattate
bene in italiano (rispettivamente Piangi se vuoi e Come te),
ma poco promozionate e pertanto cadute quasi nel vuoto. La seconda occasione
buona sembra arrivare alla fine del 1965 con Treni navi e aerei,
questa volta davvero di Burt Bacharach, associata a un altro pezzo di papà
Achille, Più non sbaglierò. Trains boats and planes era un
brano inedito che Bacharach aveva tentato inutilmente di proporre a Gene
Pitney, ma che questi aveva scartato perché troppo difficile. L'autore lo
incluse allora nel suo album Hitmaker! in versione orchestrale (ma
con un bel coro femminile che ne canta parte dei versi) e lo fece poi uscire
come singolo in Gran Bretagna dove arrivò al quarto posto in classifica.
Negli USA uscì allora la versione dell'immancabile Dionne Warwick, poi
quella dei Box Tops e a questo punto si scatenarono le cover un po' in tutta
Europa (Inghilterra con Billy Kramer e i Dakotas, Francia con Claude
François, poi Olanda, Germania, Svezia) e in Italia se l'aggiudicò Vasso ma,
malgrado la promozione a "Settevoci", non ci fu l'atteso successo.

Scaduto il contratto con la Pathé, l'ancora giovanissimo Vasso Ovale tenta
il rilancio con la Ariston, che sceglie di produrgli un pezzo-bomba: Un
amore grande
, brano con una bella chitarra folk in sottofondo come
allora usava, con il quale si presenta al girone B del Cantagiro 1966.
Nonostante si classifichi solo sesto (la vittoria va per la seconda volta
consecutiva a Mariolino Barberis), il disco vende bene e sembra risollevare
le quotazioni del cantante. Per Vasso rappresenta il secondo maggior
successo commerciale dopo Pietà e prelude a Prendila come
vuoi
, secondo e ultimo 45 giri inciso per l'Ariston, al quale doveva far
seguito un 33 giri che però non vide mai la luce.

Inspiegabilmente infatti, dopo questi due soli dischi ci fu il passaggio ad
altre etichette minori e l'incisione di altri quattro o cinque 45 giri lungo
un periodo che copre tutti gli anni settanta, purtroppo senza nessun
successo. Tutti poi sapete dell'assurda storia che si diffuse negli stessi
anni settanta secondo cui Vasso sarebbe morto in un incidente stradale.
Questa leggenda metropolitana, non immediatamente smentita dall'interessato,
anziché risvegliare l'interesse nei suoi confronti finì forse col nuocergli
determinando la fine di una carriera che pure era partita con ottime
premesse.

Interessante in questa raccolta ascoltare come cambiano gli arrangiamenti e
le sonorità nel corso di un pur breve periodo, dal 1963 al 1967. Come più
volte lo stesso Vampiro ha ribadito, in quegli anni il sound si evolveva di
stagione in stagione e, più che lo stile dell'interpretazione, a datare il
pezzo contribuiva soprattutto il mixaggio e l'arrangiamento, tanto che ad
esempio fra Sherry e Un amore grande sembrano passati
vent'anni invece che tre.

Una buona settimana a tutti e a risentirci presto.

Orlando
LE MIE CANZONI
01 Pietà (Piero Soffici)(1963)
02 Sherry (Mogol-B.Gaudio) (1963)
03 Esisti Tu (Monti Arduini-A.Ovale) (1963)
04 Amami Subito (A.Testa-Basili-Ovale)(1963)
05 Non Ti Cerco Più (Leo Chiosso-A.Ovale) (1964)
06 Con Me Vivrai L'Estate (Leo Chiosso-A.Ovale)(1964)
07 Piangi Se Vuoi (Here Comes The Night)(Mogol-Pomus-Shuman-Da Vinci)(1964)
08 Come Te (G.Calabrese-Cooper)(1964)
09 Treni Navi E Aerei (V.Pallavicini-Bacharach-David)(1966)
10 Più Non Sbaglierò (F.Clivio-A.Ovale)(1966)
11 Un Amore Grande (F.Clivio-A.Ovale)(1966)
12 Tutti Hanno Una Ragazza (R.Scala-F.Clivio-A.Ovale)(1966)
13 Amerò Solo Te (R.Scala-F.Clivio-A.Ovale)(1968)
14 Prendila Come Vuoi (R.Scala-F.Clivio-A.Ovale)(1968)

giovedì 2 febbraio 2012

Renato Rascel - Roma Sotto La Neve/ Valentina Greco - Un Grande Addio/ Fred Buscaglione E I Suoi Asternovas (Ep 1958)

Eravate per caso informati del fatto che d'estate fa caldo e d'inverno fa freddo?
E che magari d'estate c'è un caldo umido e afoso e d'inverno può addirittura nevicare? No, perchè i Tg da giorni ci stanno spiegando tutto.
Che d'inverno si accende il riscaldamento e d'estate i condizionatori, che con le temperature basse è ottima la polenta e con quelle alte va bene l'insalata di riso. Meno male che ci sono i giornalisti italiani, altrimenti non sapevamo davvero come fare!
Il bello è che tanta gente si fa infinocchiare neanche avesse quattro anni, per cui se il primo giornalista testa di cazzo dice che a Roma c'è l'ira di Dio, tutta Italia è convinta che a Roma c'è l'ira di Dio.
Il solito giornalista imbocca l'imbecille anticipando a modo suo la domanda del tipo: "ma una nevicata così non l'aveva mai vista, vero?" L'imbecille risponderà proprio come vuole il cronista con "no, una nevicata così non l'avevo mai vista" dimenticando quella di due anni fa, quella del 1985, del 1986, del 1991.
E per andare ancora più indietro nel 1971 a marzo, nel 1965, nel 1963, nel 1958, nel 1956 etc. etc. A Roma Nevica? Allora si parla della neve romana per venti minuti al telegiornale! Ma secondo voi è una cosa normale? Si inserta lo sketch di Fabrizio da SPECIALE PER NOI vestito da sciatore tenendolo per ben due minuti???
Ma come, quando c'era Berlusconi si parlava solo di bunga bunga, di troie marocchine perchè faceva comodo e ora non c'è niente di cui parlare? Che so, Penati (sparito dai notiziari, se cii avete fatto caso), l'altro imbecille rutelliano, le tasse...no, si parla di neve, questa calamità venuta dal cielo neanche fossero le bombe degli americani nel 1943! Se però avesse nevicato a Catanzaro, Messina o Asti, state tranquilli che non gliene fregava niente a nessuno.
Ma che paese di burattini e di ipocriti: un paese che non va a lavorare "per la neve" però poi sono tutti in giro con le macchine a fotografarsi per poi mettersi su Youtube. Dove le scuole sono chiuse perchè "è pericoloso" però i ragazzi sono tutti in giro a godersi la neve (giustamente). Stavo leggendo del 1916, sul Carso: in quel inverno si riaggiunse una temperatura polare (meno 20) e le trincee erano quelle che erano. Gli abitanti del posto sfidavano le bombe austriache, il freddo, la neve e la pioggia per rifocillare i fanti (sarebbero poi morti in 36 mila):
ve lo immaginate oggi una spirito di abnegazione così grande? Che al primo mal di denti di un ministro casca un governo e che se la pasta non si mangia all'una precisa "er pupo nun me magna più e poi se sento tanto male, signora mia, sapesse lei.."
Ma vaffanculo, italiani 2012. Vaffanculo a voi, ai Tg e ai governanti che si allineano all'invocato disastro ambientale , per primi Alemanno e la Polverini che reclamano l'esercito per un pò di neve che alle 16 s'era già sciolta.
Qualcuno diceva che l'Italia ogni venti anni avrebbe bisogno di una guerra per ristabilire i giusti valori e le giuste priorità. Mi sa che mica sbagliava.
Vabbè, per tornare a noi, parliamo di neve, questa "tremenda" neve che fa così paura ai cretini dotati di telecamera e microfono.
Renato Rascel ancor prima di portare a Sanremo '70 NEVICAVA A ROMA si fa scrivere da Giuanin D'Anzi - con musica di Vantellini - ROMA SOTTO LA NEVE dedicata per l'appunto alla spolverata del 1965.
Sul retro la versione italiana della sigla di Maigret (LE MAL DE PARIS di Moloudji).
Per gli appassionati di statistiche v'informo che il 9 febbraio 1965 (data a cui fa riferimento la canzone) comincia a nevicare alle 3 di notte e alle 9 del mattino ci sono già 15 cm al suolo. Alle 11.30 smette: 25 cm complessivi (Min/Max -0.2/3.6)
Altro che la spolverata di zucchero a velo di stamattina.
RENATO RASCEL
01 Roma Sotto La Neve (Vantellini-D'anzi) (1965)
02 Parigi Nel Cuore (Le Mal De Paris) (Azimi-Testa-Mouloudji) (1965)

Circa tre anni fa il blog aveva pubblicato l'unico lp di Valentina Greco con annesse bonus track. La grafica ce l'aveva fornita Imbro che in questo periodo sta lavorando alacramente per il blog. Ma come spesso teniamo a dire, un long playing o una raccolta contenente una serie di singoli non fa sì che non si debba poi pubblicare il quarantacinque originale. Vuoi perchè, comunque sia, la grafica è differente, vuoi perchè su un numero di canzoni che vanno da dodici a sedici non è detto che ci si focalizzi su tutte. Quindi mi fa piacere iniziare la stagione sanremese del blog (che quest'anno sarà nutrita di proposte) con il singolo presentato al Sanremo 1975 da Valentina Greco, una gran bella ragazza con una voce "da liscio". La canzone - nonostante l'handicap di aver partecipato al Sanremo più vituperato della storia (ma quelli di questi ultimi dodici anni sono stati meglio?) è una bella canzone, dall'andamento "importante" e che - nella strofa - ricorda molto il genere di Gilda Giuliani.
Nativa della provincia di Genova, il suo vero nome è Rosa Gibertini e questo è stato il suo secondo Sanremo

Il 3 Febbraio fanno 52 anni dalla morte di Fred Buscaglione. Nel blog lo abbiamo trattato soltanto una volta, con Orlando, circa tre anni fa. In quell'occasione si trattava di un 25 centimetri. Questa sera ho pensato di postare un Ep del 1958 dove c'è anche un pezzo soltanto strumentale, quel TEQUILA, hit del momento, suonato dai suoi Asternovas. Ma l'omaggio a Buscaglione non si fermerà qui.
Difatti Orlando si occuperà di un altro post in cui si parlerà del 25 centimetri contenente le otto canzoni di Sanremo 1958 riviste e corrette dal cantante torinese e dal suo gruppo d'accompagno.
Incredibile come dopo 52 anni dalla sua morte sia ancora così famoso!
E la sua carriera è durata poco per cause di forza maggiore, almeno quella dei grandi successi.
E pensare che ci sono sfigati che sono ormai sulla scena da venti anni e più (Max Gazzè, Niccolo Fabi e tanti altri coglioni loro pari) che ancora non sono nessuno nonostante le canizie incipienti. Per loro si può benissimo riesumare un vecchio acronimo: BRA (braccia rubate all'agricoltura).
Per completare il post di stasera ci piace aggiungere un articolo scritto da Gino Latilla in memoria di Buscaglione sul numero di Epoca del 14 febbraio 1960.
FRED BUSCAGLIONE E I SUOI ASTERNOVAS
01 Tequila (Rio-Churck)
02 Al Chiar Di Luna Porto Fortuna (Testa-Rossi)
03 Ogni Notte Così (Chiosso-Buscaglione)
04 Juke Box (Beretta-Malgoni)
VALENTINA GRECO
01 Un Grande Addio (Limiti-Broglia-Lacamera-Capotosti)
02 Quando Non C'è Amore (Celli-Buonocore-Mammoliti)